venerdì 16 settembre 2016

In ricordo di un grande italiano


E' morto il presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
Gli ero affezionato.
Mi piace ricordarlo rendendo pubblico questo scambio di lettere del 2011.

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From: Guido Fraietta
To: Carlo Azeglio Ciampi
Roma, 16 Marzo 2011

Semplicemente grazie
Stimatissimo Presidente Ciampi, ho deciso di scriverLe dopo aver letto l'intervista da Lei concessa ad Arrigo Levi, pubblicata nel libro "Da Livorno al Quirinale - Storia di un Italiano".
Le scrivo come Suo connazionale, da semplice italiano, romano, ingegnere, 34enne, per ringraziarLa, perchè la Sua vita testimonia una integrità di valori e una fedeltà alle Istituzioni che inorgoglisce e rassicura.
Le scrivo come Suo connazionale, ma mi permetta di chiamarla anche Amico, sebbene non ci conosciamo, perchè non posso fare a meno di considerarLa tale dopo aver letto le Sue esperienze, le emozioni che Lei ha vissuto nelle diverse situazioni che ha affrontato con coraggio e impegno, e soprattutto in considerazione di ciò che Lei ha fatto per il nostro amato Paese, prima da Governatore della Banca d'Italia, e successivamente come esponente politico, arrivando a rappresentare tutti noi con passione, sentimento e intelligenza quale Presidente della Repubblica.
Lei, Presidente Ciampi, è stato ed è un vero Amico di tutti gli Italiani, semplicemente perchè ha agito sempre nell'interesse della Nazione.
Le scrivo infine, anche, come Suo modesto "collega" in quanto da alcuni mesi sono impiegato in Banca d'Italia, quale giovane ingegnere nell'area informatica dell'Istituto, e nondimeno per questo aspetto, Le esprimo viva gratitudine per le parole che Lei, nel libro, ha voluto spendere sulla Banca, nella quale mi onoro di prestare servizio, parole che, sono sicuro, mi accompagneranno e mi guideranno lungo la mia carriera professionale.
Colgo anche l'occasione della imminente festa per il 150° anniversario dell'unità d'Italia, per farLe gli auguri, perchè questa è anche la Sua festa, in quanto molto l'Italia unita deve a Lei, alla Sua azione efficace per l'adozione dell'Euro, alla Sua politica in materia economica come Ministro, alla Sua difesa dei valori di Patria e di solidarietà come Presidente.
La Sua testimonianza, caro Presidente Ciampi, è un esempio di come i valori dell'impegno, della serietà, dell'onesta e della fedeltà ai propri principi possano consentire di mantenere la propria umanità in ogni situazione.
L'Italia, ora più che mai, ha bisogno di testimoni come Lei.
Con rinnovata stima e affetto,
Guido Fraietta

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From: Domenico Marchetta
To: Guido Fraietta
Roma, 29 Marzo 2011

Risposta lettera presidente Ciampi
Gentile Ing. Fraietta,
il Presidente Ciampi mi incarica di ringraziarLa per le cortesi espressioni di stima e di apprezzamento che ha voluto indirizzargli traendo spunto dalla lettura del libro-intervista dello stesso presidente "Da Livorno al Quirinale. Storia di un Italiano".
La ringrazia altresì per gli auguri che ha voluto formulargli in occasione della ricorrenza dei 150 anni dell'Unità d'Italia, auguri che il presidente ricambia volentieri e che estende a tutti gli italiani che, come Lei, condividono i valori di coesione e di unità nazionale connessi alla celebrazione del 17 marzo scorso.
Avendo appreso dalla Sua lettera che Lei è anche dipendente della Banca d'Italia in qualità di ingegnere dell'area informatica, Le formula i migliori auguri per la sua carriera lavorativa.
Colgo l'occasione per inviarLe, anche da parte mia, i più cordiali saluti ed auguri per la Sua attività. 
(dott. Domenico Marchetta, Capo dell'Ufficio del Presidente Emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi)

domenica 13 marzo 2016

Commento alla prima e seconda lettura del 13 marzo 2016

Prima Lettura

Is 43, 16-21
Dal libro di profeta Isaia.
Così dice il Signore,
che aprì una strada nel mare
e un sentiero in mezzo ad acque possenti,
che fece uscire carri e cavalli,
esercito ed eroi a un tempo;
essi giacciono morti, mai più si rialzeranno,
si spensero come un lucignolo, sono estinti:
«Non ricordate più le cose passate,
non pensate più alle cose antiche!
Ecco, io faccio una cosa nuova:
proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?
Aprirò anche nel deserto una strada,
immetterò fiumi nella steppa.
Mi glorificheranno le bestie selvatiche,
sciacalli e struzzi,
perché avrò fornito acqua al deserto,
fiumi alla steppa,
per dissetare il mio popolo, il mio eletto.
Il popolo che io ho plasmato per me
celebrerà le mie lodi».

Seconda Lettura

Fil 3, 8-14
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi.
Fratelli, ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo ed essere trovato in lui, avendo come mia giustizia non quella derivante dalla Legge, ma quella che viene dalla fede in Cristo, la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede: perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti.
Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch'io sono stato conquistato da Cristo Gesù. Fratelli, io non ritengo ancora di averla conquistata. So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.

Commento alla prima e seconda lettura del 13 marzo 2016

In questa quinta domenica di quaresima, ad un passo ormai dalla celebrazione del mistero pasquale, le letture ci mostrano con simboli e inviti molto eloquenti, l’atteggiamento migliore per poter accogliere nel nostro quotidiano l’azione salvifica di Dio.
San Paolo nella seconda lettura ci sconvolge con il suo “ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura”. Quali cose? Lo spiega nei versetti immediatamente precedenti della Lettera ai Filippesi: il fatto di essere uno zelante ebreo, perfetto nel rispettare la Legge del suo popolo, irreprensibile nell’amministrare la giustizia. Questi, che potrebbero essere considerati - e di fatti lo sono - valori positivi di cui andare fieri, per San Paolo diventano spazzatura. L’apostolo ci vuole dire: tutto dobbiamo considerare spazzatura! Tutto, nulla escluso, persino gli aspetti migliori della nostra vita, che potrebbero portare ad inorgoglirci, e anzi proprio quelli per primi.
Attenzione, però. Non diventi questo un alibi alla autocommiserazione, al considerarci meno di ciò che siamo. Il disprezzo di sè, lo stimare i propri vanti come spazzatura, è buono e santo solo nell’ottica in cui ci viene presentato da San Paolo: non fine a se stesso, non un denigrarsi, un umiliarsi per uno strano comandamento che potrebbe sembrare masochistico, ma al contrario, per orientarsi all’unico fine veramente essenziale di tutta la nostra esistenza: “per guadagnare Cristo ed essere trovato in lui”, “perché io possa conoscere lui”, ovvero affinchè sfrondandosi di tutto ciò che rischia di distoglierci dallo scopo della nostra vita, possiamo dedicarci all’unica cosa veramente irrinunciabile, che è il vivere “in lui”, il fare della nostra vita un incontro personale, continuo e profondo con il Signore. Come dice anche S. Ignazio di Loyola all’inizio degli Esercizi Spirituali: “L'uomo è creato per lodare, riverire e servire Dio nostro Signore, e così raggiungere la salvezza; le altre realtà di questo mondo sono create per l'uomo e per aiutarlo a conseguire il fine per cui è creato.”
San Paolo stesso sa quanto questo sia difficile. Egli confessa, come faremmo solo ad un amico intimo: “non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione”, ma questo non lo porta ad abbattersi, a scoraggiarsi. Anzi, non c’è proprio spazio nella vita cristiana per i rimorsi, per i rimpianti, per i sensi di colpa che ci bloccano: “dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta”. Questo sia anche il nostro atteggiamento. Riusciamo a dimenticare gli errori del passato, una volta che siamo sinceramente pentiti, e disposti a cambiare rotta, o rischiamo di farci schiacciare dalla cupezza e dalla frustrazione causate dai nostri piccoli e grandi insuccessi personali e comunitari? Riusciamo a protenderci in avanti, orientati e mossi da quell’unico fine che è il farsi trovare, alla fine della vita, tutti inseriti nel Signore Gesù, conformi alla sua morte che è donazione totale agli altri, affinchè possiamo anche noi partecipare della sua resurrezione?

Anche la prima lettura ci esorta a liberarci dai retaggi del passato, dai pesi antichi, dalle colpe che ci sembrano soverchianti: “Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?”. Chiediamo al Signore, alle soglie della Settimana Santa, di avere occhi nuovi per accogliere la sua resurrezione, che è pronta a germogliare intorno a noi. Imploriamo lo Spirito Santo, affinchè anche nella nostra vita sappiamo essere per noi stessi e per chi ci sta intorno, quel germoglio di vita nuova, che pur nella sua piccolezza e fragilità ha la forza di rompere la dura corteccia delle abitudini, del conformismo, del peccato, della morte.

domenica 28 febbraio 2016

Meditazioni per la Via Crucis - IX Stazione: Gesù cade per la terza volta

Gesù cade per la terza volta

Per la quaresima, condivido con voi alcune meditazioni sparse scritte da me su alcune stazioni della Via Crucis... 

 IX Stazione: Gesù cade per la terza volta

Rivado con la memoria ad un pranzo in cui erano ospiti dei senzatetto, organizzato in una parrocchia romana. Seduta accanto a me a tavola, un’anziana signora, inizialmente diffidente, che poi ha iniziato a raccontarmi la sua vita. Una vita fatta di cadute: il lasciare la famiglia d’origine in Sardegna per venire a cercare fortuna a Roma, l’abbandono degli studi per mancanza di soldi, la ricerca di lavori saltuari, le difficoltà di salute, fino al perdere progressivamente tutto e al vivere per strada. Alla fine del pasto, la vecchina mi ha fatto un sorriso in cui mancavano tanti denti e mi ha detto: “Ti ringrazio perchè, sai, … io ho bisogno di qualcuno con cui parlare”. Questo mi ha colpito molto. A Roma una anziana signora non ha troppi problemi a rimediare un panino o un piatto di minestra calda, ma quanto è più difficile trovare qualcuno con cui parlare, qualcuno disposto a sprecare un po’ del suo prezioso tempo per ascoltare cosa ha da dire un senzatetto!


Eppure, nel contemplare la caduta di Cristo sotto il peso della Croce, dobbiamo cercare di scorgere le piccole e grandi cadute di ogni uomo. Sì, perché noi crediamo in un Dio che ha voluto lasciare vuoto il trono che gli spettava, per andare a cadere nel fango e nella polvere. Crediamo in un Dio che ha voluto abbandonare il tempio, unico luogo di culto per il suo popolo, per andare sulla via della Croce, luogo in assoluto più infamante per la sua società. Per questo avviciniamoci senza paura, avviciniamoci senza paura all’umanità caduta, ai poveri, agli ultimi, e lì troveremo sempre il Cristo caduto sotto la Croce, pronto ad attenderci e a sorriderci riempiendoci del suo amore infinito. 

sabato 27 febbraio 2016

Il canale Telegram della Civetta Parlante

Da oggi c'è un nuovo modo per rimanere in contatto con la Civetta Parlante.
Spesso infatti non c'è il tempo per scrivere un vero e proprio post, ma si condividono pensieri estemporanei e più brevi.
Per questi pensieri ho usato quasi sempre Facebook, ma in questo modo essi si disperdono nel mare magnum di pensieri altrui, pubblicità e giochini vari di cui quel social network è inondato. 
Ora, grazie alla piattaforma Telegram, ci sarà un nuovo canale dove questi pensieri saranno raccolti e visibili in maniera ordinata per chiunque voglia seguirli.
Cosa è Telegram? 
Risposta breve: è un software di comunicazione (scambio messaggi, foto, video, audiochat) per telefono, come WhatsApp, ma molto meglio! 
Risposta lunga: leggete qui.
Di seguito trovate il link al canale Telegram della Civetta Parlante. Vi aspetto lì per condividere non solo post lunghi, ma anche pensieri brevi!
A presto.


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