venerdì 29 agosto 2014

Su elemosina, donazioni e Ice Bucket Challenge


Ebbene sì, anch'io ho partecipato all'Ice Bucket Challenge, nominato da un collega e nominando a mia volta due parenti, due colleghi, due ex colleghi e due amici della mia parrocchia. Nel seguito le motivazioni, le considerazioni e i dettagli. Ma questo post non parla solo di Ice Bucket Challenge, parla più in generale di elemosina, di donazioni e di cosa ne penso al riguardo delle recenti polemiche su questo aspetto così importante della morale cristiana: il "donare"...

Doveva succedere, prima o poi. La direzione di un supermercato ha apposto un cartello all'ingresso, che potete vedere nella foto sottostante:


Ci sarebbe anche da discutere sull'uso probabilmente improprio della parola "zingari", ma andremmo fuori tema. Sta di fatto comunque che questo cartello ha avuto successo. Dai social network alle reazioni della stampa, sembra che il ragionamento non faccia una piega. "Questi mendicanti guadagno con il loro elemosinare più di un operaio italiano. Inoltre danno fastidio, recando disturbo ai clienti e penalizzando chi nel supermercato ci lavora, a causa del minore afflusso di clienti che causano con il loro accattonaggio. Inoltre guadagnano bene e non pagano le tasse. Quindi smettete di dare loro l'elemosina, per favore". Subito si sono accodati altri supermercati con cartelli simili. Sembra che le persone, invitate a riflettere su questo aspetto, siano d'accordo. E succede anche che gli "zingari", quando la gente smette di dare loro gli spicci, si muovano subito da un'altra parte, almeno per il momento. Insomma, un successo per tutti...

Ma alla stampa cattolica, questo ragionamento non piace. Famiglia Cristiana lancia l'allarme spirituale: il teologo moralista padre Giordano Muraro in una intervista alla nota rivista, richiama il catechismo della Chiesa Cattolica, che afferma: "fare l’elemosina ai poveri è una delle principali testimonianze della carità fraterna; e pure una pratica della giustizia che piace a Dio" (n. 2447). E dopo aver ragionato sulla necessità di praticare l'elemosina spesso e volentieri, il teologo conclude ricordando le parole di san Giovanni Grisostomo: "Non condividere con i poveri i propri beni è defraudarli e togliere loro la vita: non sono nostri i beni che possediamo: sono dei poveri".

Anche nella omelia tenuta durante l'ultimo mercoledì delle Ceneri, papa Francesco ha affermato: 
"Oggi spesso la gratuità non fa parte della vita quotidiana, dove tutto si vende e si compra. Tutto è calcolo e misura. L’elemosina ci aiuta a vivere la gratuità del dono, che è libertà dall’ossessione del possesso, dalla paura di perdere quello che si ha, dalla tristezza di chi non vuole condividere con gli altri il proprio benessere".  
Sembra una sconfessione in piena regola, dunque. Sembra che agli "zingari", almeno secondo la morale cristiana, l'elemosina vada fatta. Andiamo a vedere cosa dicono i Vangeli, dunque. Gesù è attentissimo al tema della povertà, dell'elemosina, della condivisione dei beni. Non sono capace di riassumere il suo messaggio in poche parole. Alcuni piccoli spunti però sono chiari: i poveri non esistono per caso o solo a causa dell'ingiustizia umana. I poveri hanno un preciso fine nel disegno divino della salvezza. Gesù afferma infatti:
«I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me(Mt 26,11)
E inoltre: 
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,3)

La centralità di questa Parola è tale che papa Francesco l'ha scelta come tema della XXIX Giornata mondiale della gioventù (anno 2014). Il papa stesso spiega: "Come possiamo concretamente far sì che questa povertà in spirito si trasformi in stile di vita, incida concretamente nella nostra esistenza? Vi rispondo in tre punti. Prima di tutto cercate di essere liberi nei confronti delle cose. Il Signore ci chiama a uno stile di vita evangelico segnato dalla sobrietà, a non cedere alla cultura del consumo. Si tratta di cercare l’essenzialità, di imparare a spogliarci di tante cose superflue e inutili che ci soffocano. [...] In secondo luogo, per vivere questa Beatitudine abbiamo tutti bisogno di conversione per quanto riguarda i poveri. Dobbiamo prenderci cura di loro, essere sensibili alle loro necessità spirituali e materiali. [...] Ma – e questo è il terzo punto – i poveri non sono soltanto persone alle quali possiamo dare qualcosa. Anche loro hanno tanto da offrirci, da insegnarci. Abbiamo tanto da imparare dalla saggezza dei poveri!"

Quanto è diverso tutto ciò dall'elemosina data distrattamente per strada ad un mendicante! Come spiega lo stesso Gesù (cfr. Mt 16,1-18), i tre pilastri della pratica religiosa sono elemosina, preghiera e digiuno... E al riguardo dell'opportunità o meno di dare l'elemosina agli zingari davanti al supermercato, potremmo allora dire che proprio perchè elemosina, preghiera e digiuno sono così importanti, così come non scelgo dove e quando pregare a caso, così come non faccio digiuni estemporanei senza capirne prima motivazioni e senso, allo stesso modo non darò l'elemosina al primo che capita, senza sapere come spende poi quei soldi, senza essere certo della sua reale necessità, senza rendermi partecipe della sua sofferenza dopo averne appurato la storia e la situazione personale. E non farò l'elemosina distrattamente, solo per mettermi a posto la coscienza in quel momento, solo per togliermi dagli occhi l'aspetto miserevole di chi mi tende la mano, ma cercherò degli ambiti dove fare l'elemosina in modo strutturato, affidandomi a strutture verificate e fidate (a Roma la Caritas ha una rete davvero efficace e capillare di centri di ascolto, quasi in ogni parrocchia) e dedicando preferibilmente all'elemosina che faccio anche parte del mio tempo e non solo qualche spiccio. Così sarà vera elemosina cristiana. Ciò non toglie poi che se vedo un indigente per strada, che versa in condizioni di salute e di bisogno evidenti, possa aiutare anche lui, ma questo è più vicino a ciò che il Signore spiega nella parabola del buon samaritano, che a quanto attiene al "donare", all'elemosina...

E veniamo quindi al tema dell'Ice Bucket Challenge. Partecipare a questa catena mediatica sembrerebbe dunque in contrasto con quanto ho appena sostenuto, perchè è una situazione totalmente estemporanea e non cercata dal singolo, ma è anche vero che grazie a questa iniziativa sono stati raccolti molti soldi per la lotta a una malattia relativamente rara che spesso non gode di finanziamenti adeguati. Alcuni cristiani praticanti si sono scagliati contro questa iniziativa (quelli che si scagliano contro tutto, quindi nessuna sorpresa...) principalmente adducendo due motivazioni: innanzitutto il fatto che queste donazioni fanno presa sulla vanagloria personale, sul mettersi in mostra e sull'esibizionismo... Ma io penso che, a parte il fatto che non bisognerebbe mai fare il processo alle intenzioni con cui si fanno le cose, intenzioni che rimangono nel cuore di ciascuno e che nessuno dovrebbe permettersi di giudicare, inoltre Gesù stesso dice:
«Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.» (Lc 16,9)
Se dunque consideriamo una "ricchezza disonesta" quella ottenuta dal mettersi in mostra con gli amici, dal farsi belli per aver partipato a questa catena mediatica, pur questa ricchezza ha finanziato una causa giusta, il che dunque sembra non essere in disaccordo con il messaggio evangelico... 
La seconda motivazione di disaccordo dei cristiani praticanti "critici" è che questi fondi verrebbero usati su sperimentazioni animali e su embrioni. Da più parti si sono levate critiche di questo tipo. Io non so come vengano usati i fondi dall'ente americano di ricerca sulla SLA, ma so per certo che l'AISLA, ovvero quello italiano analogo, collabora anche con strutture cattoliche quali il Policlinico Gemelli di Roma (come si può leggere dal loro stesso sito) e dunque mi pare escluso che in questo ambito facciano ricerche meno che pienamente etiche. 
Insomma, alla luce di tutte queste considerazioni, e anche per il gusto di partecipare ad un gioco simpatico e che mi sembra non abbia davvero nulla di negativo, mi sono sottoposto anche io, nominato da un collega e nominando a mia volta 8 amici, all'Ice Bucket Challenge. Il video è disponibile su Facebook per chi proprio fosse curioso... la prova della donazione anche. 

E visto che di questi tempi si parla molto di islam e di quanto esso sia usato in modo strumentale e "pervertito" dai terroristi che stanno mettendo a ferro e fuoco il Medio Oriente, vorrei concludere questi pensieri con un racconto tratto proprio dalla tradizione orale musulmana (e che tra l'altro parla di una civetta!). Questo racconto è stato riferito dall'Osservatore Romanoin una intervista del 2008 (tutta da leggere) a padre Jean-Louis Ska, ordinario di esegesi dell'Antico Testamento al Pontificio istituto biblico, proprio sul tema dell'elemosina e del donare e secondo me molto applicabile al caso degli "zingari" che chiedono l'elemosina di fronte al supermercato: 
Un bravo sarto camminava serenamente per le strade del suo villaggio. Improvvisamente nota un'aquila che, con una preda nel becco, entra nel minareto della moschea. Dopo qualche tempo avvista la stessa aquila mentre di nuovo entra nel minareto, sempre con una preda nel becco. Incuriosito, entra nella moschea, sale nel minareto e scopre, in un angolo oscuro, una civetta. L'animale si nutre delle prede portatele dall'aquila. Si avvicina e si accorge che la civetta è cieca. Allora, benedice Dio e dice tra sé:  "Vedi com'è buono il nostro Dio:  manda un'aquila a nutrire questa povera civetta cieca! E perché allora io dovrei continuare a faticare tanto come sarto se Dio si prende tanta cura delle sue creature!". L'indomani si siede davanti alla moschea e comincia a chiedere l'elemosina. Un suo vicino di casa lo vede, gli si avvicina e gli chiede stupito:  "Che fai? Sei malato? Hai troppi debiti? Perché non lavori più?". Il sarto gli racconta la sua storia. Il vicino lo ascolta; riflette un po' poi gli dice:  "Caro mio, la tua storia è molto bella, però non hai capito affatto il messaggio. Non dovevi imitare la civetta. Dovevi imitare l'aquila!". 

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