venerdì 29 agosto 2014

Su elemosina, donazioni e Ice Bucket Challenge


Ebbene sì, anch'io ho partecipato all'Ice Bucket Challenge, nominato da un collega e nominando a mia volta due parenti, due colleghi, due ex colleghi e due amici della mia parrocchia. Nel seguito le motivazioni, le considerazioni e i dettagli. Ma questo post non parla solo di Ice Bucket Challenge, parla più in generale di elemosina, di donazioni e di cosa ne penso al riguardo delle recenti polemiche su questo aspetto così importante della morale cristiana: il "donare"...

Doveva succedere, prima o poi. La direzione di un supermercato ha apposto un cartello all'ingresso, che potete vedere nella foto sottostante:


Ci sarebbe anche da discutere sull'uso probabilmente improprio della parola "zingari", ma andremmo fuori tema. Sta di fatto comunque che questo cartello ha avuto successo. Dai social network alle reazioni della stampa, sembra che il ragionamento non faccia una piega. "Questi mendicanti guadagno con il loro elemosinare più di un operaio italiano. Inoltre danno fastidio, recando disturbo ai clienti e penalizzando chi nel supermercato ci lavora, a causa del minore afflusso di clienti che causano con il loro accattonaggio. Inoltre guadagnano bene e non pagano le tasse. Quindi smettete di dare loro l'elemosina, per favore". Subito si sono accodati altri supermercati con cartelli simili. Sembra che le persone, invitate a riflettere su questo aspetto, siano d'accordo. E succede anche che gli "zingari", quando la gente smette di dare loro gli spicci, si muovano subito da un'altra parte, almeno per il momento. Insomma, un successo per tutti...

Ma alla stampa cattolica, questo ragionamento non piace. Famiglia Cristiana lancia l'allarme spirituale: il teologo moralista padre Giordano Muraro in una intervista alla nota rivista, richiama il catechismo della Chiesa Cattolica, che afferma: "fare l’elemosina ai poveri è una delle principali testimonianze della carità fraterna; e pure una pratica della giustizia che piace a Dio" (n. 2447). E dopo aver ragionato sulla necessità di praticare l'elemosina spesso e volentieri, il teologo conclude ricordando le parole di san Giovanni Grisostomo: "Non condividere con i poveri i propri beni è defraudarli e togliere loro la vita: non sono nostri i beni che possediamo: sono dei poveri".

Anche nella omelia tenuta durante l'ultimo mercoledì delle Ceneri, papa Francesco ha affermato: 
"Oggi spesso la gratuità non fa parte della vita quotidiana, dove tutto si vende e si compra. Tutto è calcolo e misura. L’elemosina ci aiuta a vivere la gratuità del dono, che è libertà dall’ossessione del possesso, dalla paura di perdere quello che si ha, dalla tristezza di chi non vuole condividere con gli altri il proprio benessere".  
Sembra una sconfessione in piena regola, dunque. Sembra che agli "zingari", almeno secondo la morale cristiana, l'elemosina vada fatta. Andiamo a vedere cosa dicono i Vangeli, dunque. Gesù è attentissimo al tema della povertà, dell'elemosina, della condivisione dei beni. Non sono capace di riassumere il suo messaggio in poche parole. Alcuni piccoli spunti però sono chiari: i poveri non esistono per caso o solo a causa dell'ingiustizia umana. I poveri hanno un preciso fine nel disegno divino della salvezza. Gesù afferma infatti:
«I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me(Mt 26,11)
E inoltre: 
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,3)

La centralità di questa Parola è tale che papa Francesco l'ha scelta come tema della XXIX Giornata mondiale della gioventù (anno 2014). Il papa stesso spiega: "Come possiamo concretamente far sì che questa povertà in spirito si trasformi in stile di vita, incida concretamente nella nostra esistenza? Vi rispondo in tre punti. Prima di tutto cercate di essere liberi nei confronti delle cose. Il Signore ci chiama a uno stile di vita evangelico segnato dalla sobrietà, a non cedere alla cultura del consumo. Si tratta di cercare l’essenzialità, di imparare a spogliarci di tante cose superflue e inutili che ci soffocano. [...] In secondo luogo, per vivere questa Beatitudine abbiamo tutti bisogno di conversione per quanto riguarda i poveri. Dobbiamo prenderci cura di loro, essere sensibili alle loro necessità spirituali e materiali. [...] Ma – e questo è il terzo punto – i poveri non sono soltanto persone alle quali possiamo dare qualcosa. Anche loro hanno tanto da offrirci, da insegnarci. Abbiamo tanto da imparare dalla saggezza dei poveri!"

Quanto è diverso tutto ciò dall'elemosina data distrattamente per strada ad un mendicante! Come spiega lo stesso Gesù (cfr. Mt 16,1-18), i tre pilastri della pratica religiosa sono elemosina, preghiera e digiuno... E al riguardo dell'opportunità o meno di dare l'elemosina agli zingari davanti al supermercato, potremmo allora dire che proprio perchè elemosina, preghiera e digiuno sono così importanti, così come non scelgo dove e quando pregare a caso, così come non faccio digiuni estemporanei senza capirne prima motivazioni e senso, allo stesso modo non darò l'elemosina al primo che capita, senza sapere come spende poi quei soldi, senza essere certo della sua reale necessità, senza rendermi partecipe della sua sofferenza dopo averne appurato la storia e la situazione personale. E non farò l'elemosina distrattamente, solo per mettermi a posto la coscienza in quel momento, solo per togliermi dagli occhi l'aspetto miserevole di chi mi tende la mano, ma cercherò degli ambiti dove fare l'elemosina in modo strutturato, affidandomi a strutture verificate e fidate (a Roma la Caritas ha una rete davvero efficace e capillare di centri di ascolto, quasi in ogni parrocchia) e dedicando preferibilmente all'elemosina che faccio anche parte del mio tempo e non solo qualche spiccio. Così sarà vera elemosina cristiana. Ciò non toglie poi che se vedo un indigente per strada, che versa in condizioni di salute e di bisogno evidenti, possa aiutare anche lui, ma questo è più vicino a ciò che il Signore spiega nella parabola del buon samaritano, che a quanto attiene al "donare", all'elemosina...

E veniamo quindi al tema dell'Ice Bucket Challenge. Partecipare a questa catena mediatica sembrerebbe dunque in contrasto con quanto ho appena sostenuto, perchè è una situazione totalmente estemporanea e non cercata dal singolo, ma è anche vero che grazie a questa iniziativa sono stati raccolti molti soldi per la lotta a una malattia relativamente rara che spesso non gode di finanziamenti adeguati. Alcuni cristiani praticanti si sono scagliati contro questa iniziativa (quelli che si scagliano contro tutto, quindi nessuna sorpresa...) principalmente adducendo due motivazioni: innanzitutto il fatto che queste donazioni fanno presa sulla vanagloria personale, sul mettersi in mostra e sull'esibizionismo... Ma io penso che, a parte il fatto che non bisognerebbe mai fare il processo alle intenzioni con cui si fanno le cose, intenzioni che rimangono nel cuore di ciascuno e che nessuno dovrebbe permettersi di giudicare, inoltre Gesù stesso dice:
«Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.» (Lc 16,9)
Se dunque consideriamo una "ricchezza disonesta" quella ottenuta dal mettersi in mostra con gli amici, dal farsi belli per aver partipato a questa catena mediatica, pur questa ricchezza ha finanziato una causa giusta, il che dunque sembra non essere in disaccordo con il messaggio evangelico... 
La seconda motivazione di disaccordo dei cristiani praticanti "critici" è che questi fondi verrebbero usati su sperimentazioni animali e su embrioni. Da più parti si sono levate critiche di questo tipo. Io non so come vengano usati i fondi dall'ente americano di ricerca sulla SLA, ma so per certo che l'AISLA, ovvero quello italiano analogo, collabora anche con strutture cattoliche quali il Policlinico Gemelli di Roma (come si può leggere dal loro stesso sito) e dunque mi pare escluso che in questo ambito facciano ricerche meno che pienamente etiche. 
Insomma, alla luce di tutte queste considerazioni, e anche per il gusto di partecipare ad un gioco simpatico e che mi sembra non abbia davvero nulla di negativo, mi sono sottoposto anche io, nominato da un collega e nominando a mia volta 8 amici, all'Ice Bucket Challenge. Il video è disponibile su Facebook per chi proprio fosse curioso... la prova della donazione anche. 

E visto che di questi tempi si parla molto di islam e di quanto esso sia usato in modo strumentale e "pervertito" dai terroristi che stanno mettendo a ferro e fuoco il Medio Oriente, vorrei concludere questi pensieri con un racconto tratto proprio dalla tradizione orale musulmana (e che tra l'altro parla di una civetta!). Questo racconto è stato riferito dall'Osservatore Romanoin una intervista del 2008 (tutta da leggere) a padre Jean-Louis Ska, ordinario di esegesi dell'Antico Testamento al Pontificio istituto biblico, proprio sul tema dell'elemosina e del donare e secondo me molto applicabile al caso degli "zingari" che chiedono l'elemosina di fronte al supermercato: 
Un bravo sarto camminava serenamente per le strade del suo villaggio. Improvvisamente nota un'aquila che, con una preda nel becco, entra nel minareto della moschea. Dopo qualche tempo avvista la stessa aquila mentre di nuovo entra nel minareto, sempre con una preda nel becco. Incuriosito, entra nella moschea, sale nel minareto e scopre, in un angolo oscuro, una civetta. L'animale si nutre delle prede portatele dall'aquila. Si avvicina e si accorge che la civetta è cieca. Allora, benedice Dio e dice tra sé:  "Vedi com'è buono il nostro Dio:  manda un'aquila a nutrire questa povera civetta cieca! E perché allora io dovrei continuare a faticare tanto come sarto se Dio si prende tanta cura delle sue creature!". L'indomani si siede davanti alla moschea e comincia a chiedere l'elemosina. Un suo vicino di casa lo vede, gli si avvicina e gli chiede stupito:  "Che fai? Sei malato? Hai troppi debiti? Perché non lavori più?". Il sarto gli racconta la sua storia. Il vicino lo ascolta; riflette un po' poi gli dice:  "Caro mio, la tua storia è molto bella, però non hai capito affatto il messaggio. Non dovevi imitare la civetta. Dovevi imitare l'aquila!". 

venerdì 22 agosto 2014

Nella "ruga"




Ci sono luoghi che segnano l'infanzia, e che rimangono impressi nella mente e nel cuore per tutta la vita. Ci sono strade, vicoli, negozi, palazzi, alberi e persone che non sono strade, vicoli, negozi, palazzi, alberi e persone ma sono ricordi, pensieri, stati d'animo: sono chiavi per accedere ad una memoria remota ed altrimenti sepolta, perduta.

E quando in una estate romana, rimasto in città da solo, immerso in una atmosfera rarefatta e irreale, percorri quelle strade, quei vicoli, e contempli - stupito che siano ancora lì dopo tanto tempo - quei negozi, quei palazzi, quegli alberi, e osservi quelle persone invecchiate ma tutto sommato immutate, o viceversa ne avverti la mancanza come se ci fosse qualcosa di "fuori posto", di assolutamente sbagliato, ecco che finalmente capisci il senso di un modo di dire dialettale, del sud italia.

Le vie dove si cresce, nei paesini calabresi, si chiamano "ruga". Ognuno ha la propria ruga, i vicoli, le viuzze dove ha trascorso l'infanzia. Nella ruga giocavi a pallone con i ragazzini del vicinato. Nella ruga ti sei sbucciato il ginocchio cadendo dalla bicicletta una volta di troppo. Nella ruga ti sei attardato, quella sera, e hai poi corso verso casa col fiato in gola per non fare tardi. Nella ruga sei salito furtivamente sul motorino di un amico, nonostante i tuoi non volessero. Nella ruga hai pianto e hai riso, hai litigato con quel compagno di giochi antipatico e ti sei preso pure un bel pugno in faccia. Nella ruga hai scoperto per la prima volta cosa fosse l'amore, arrossendo come uno stupido. Nella ruga hai passeggiato migliaia e migliaia di volte, discutendo con un amico dei massimi sistemi dell'universo, come se da quei discorsi dipendesse il futuro dell'umanità. Nella ruga hai confessato segreti che sembravano indicibili e che ora fanno solo sorridere, e hai ricevuto confessioni altrettanto esiziali. 

Quei vicoli sono la tua "ruga", come i segni di un volto che ne denotano l'espressività, la maturità, il vissuto. Così quelle strade sono i segni delle tue esperienze, della tua crescita. Sì, nella ruga sei cresciuto, eppure quando ci torni scopri che non sei mai cresciuto del tutto e che qualcosa di te è rimasto lì. Qualcosa di buono, qualcosa che, tanti anni dopo, in una giornata di agosto, passeggiando da solo per quei vicoli, può ancora darti una serenità profonda, come un tesoro che sai di avere e a cui poter attingere quando ne avrai bisogno.

Ma, come cantano i Beatles...

THE BEATLES
"In My Life"
(Lennon/McCartney)
There are places I remember
All my life though some have changed
Some forever not for better
Some have gone and some remain
All these places have their moments
With lovers and friends I still can recall
Some are dead and some are living
In my life I've loved them all
But of all these friends and lovers
There is no one compares with you
And these memories lose their meaning
When I think of love as something new
Though I know I'll never lose affection
For people and things that went before
I know I'll often stop and think about them
In my life I love you more
Though I know I'll never lose affection
For people and things that went before
I know I'll often stop and think about them
In my life I love you more
In my life I love you more

E' proprio così: per un amore più grande, capita nella vita che si debba partire, e allontanarsi dalla propria ruga... Crescere vuol dire anche questo. Con la certezza che la propria "ruga" ci sarà sempre, nell'intimo del cuore, a continuare ad alimentare lo spirito di quel bambino che ha visto diventare un uomo. 

lunedì 4 agosto 2014

Quel sorriso sereno


È passato già qualche mese, ma quel sorriso sereno proprio non riesco a togliermelo dalla mente.
 
"Non c'è nulla di cui preoccuparsi!" mi ripeteva l'anziana vecchina che abita nel mio stesso condominio, e che rientrando avevo trovato in attesa sotto casa, nonostante fosse notte fonda e stesse pioviccicando.
"Ma è sicura, signora, che ci fa in strada a quest'ora di notte?" ribadivo preoccupato.
E di nuovo quel sorriso, lo sguardo felice, perso nel vuoto, con quegli occhi azzurri che un tempo avranno fatto battere forte il cuore di più di un ragazzo.
"Le dico che non c'è problema, tra poco arriva mio padre a prendermi e ci porta tutti in Sardegna. Mi dica, lei c'è mai stato in Sardegna? È bellissima, lo sa? E poi guardi, se anche ci fosse un pericolo, c'è la mia mamma che mi guarda dalla finestra, è là sopra!"
Che ci fosse qualcosa che non andava l'avevo capito subito.
Avevo osservato per qualche secondo la vecchietta ferma in strada: sfidava il freddo della notte invernale armata solo di un cappotto goffamente infilato sopra la vestaglia. Una grande borsa a tracolla da cui fuoriuscivano simpaticamente un paio di scarpe eleganti, mezze dentro e mezze fuori, completava il quadro.
 
E così mi ero deciso ad intervenire.
"Signora, vedrà che suo padre ha fatto tardi, non le conviene aspettarlo sopra, a casa? Venga, la riaccompagno io su, non sente che freddo?"
La vecchina era docile, come la bambina che era convinta di essere. La presi per mano e avanzammo insieme, in silenzio, lungo il vialetto interno che conduceva fino al portone del palazzo. Le mie considerazioni interiori sull'estrema vulnerabilità dello stato in cui si trovava, sui possibili esiti nefasti che si sarebbero potuti verificare se in quel momento fosse capitato qualcun altro al mio posto, meno coccolato dalla vita e quindi con più rabbia e bisogno, tutti questi pensieri furono interrotti dalla voce della donna che esclamò: "Ma io non ho le chiavi, come facciamo ad entrare a casa?!"
Un brivido mi corse lungo la schiena, ma la tranquillizzai dicendole che sarebbe potuta anche stare a casa mia per un po'.
 
Ad ogni passo sembrava comunque che riprendesse maggiore coscienza di sé e della situazione. La serenità della bambina stava scomparendo dal suo volto per iniziare a mostrare lo sconcerto e l'angoscia della donna anziana. Arrivammo al portone che trovammo completamente spalancato - "Guardi, credo di averlo lasciato io aperto così" commentò la signora, quindi prendemmo l'ascensore insieme fino all'ultimo piano.
"Ma come sono uscita... così spettinata..." le mani rugose scorrevano lente sui capelli argentei mentre gli occhi lucenti, riflessi nello specchio dell'ascensore, guizzavano in una espressione di sofferenza e preoccupazione. In pochi istanti arrivammo su. Trovammo la porta di casa aperta, con una sedia a bloccarla in modo che non si chiudesse accidentalmente. "Lo vede, avevo paura di restare fuori di casa... così rimbambita non sono!"
 
Appena entrati in casa si mise seduta su una sedia in cucina, e continuava a parlare del papà e della mamma come se fossero vivi: "Ma come mai non c'è nessuno in casa... dove sono tutti". Ma a poco a poco sembrò che l'incantesimo che per qualche minuto aveva fatto ritornare bambina l'anziana donna si stesse quasi completamente spezzando.
Ripeteva anche spesso: "Ciccio si arrabbierá moltissimo quando saprà che sono uscita..."
Ci volle poco a capire che il temuto Ciccio era il figlio, e ci volle ancora meno a trovare il suo numero di cellulare, visto che campeggiava scritto a caratteri cubitali con un pennarello direttamente sul frigo.
Il figlio della signora si era assentato per pochi minuti e ci mise pochissimo e tornare a casa. Durante l'attesa parlammo delle vacanze in Sardegna della donna, di quando era bambina per davvero, di quel papà che organizzava tutto per bene e di quella mamma che guardava dall'alto mentre i figli giocavano in spiaggia.
Quasi mi dispiacque quando arrivò il figlio e, dopo le scuse di rito da parte sua e il bacio sulla guancia da parte della vecchina, dovetti andarmene.
 
E a distanza di parecchi mesi, mi è rimasto impresso nella memoria il volto sereno e tranquillo della donna quando mi rassicurava con un sorriso smagliante all'inizio del nostro incontro casuale. Mi sembra che non fosse solo la malattia a far sì che la vecchietta quella sera, forse rendendosi conto che la vita le stava sfuggendo di mano, desiderasse così tanto un papà buono che la portasse in un luogo meraviglioso e una mamma premurosa che la preservasse da ogni pericolo guardando tutto dall'alto.
 
In fin dei conti, non è quello che desideriamo tutti?

mercoledì 4 giugno 2014

Come un fenicottero

Nella vita, bisogna prendere esempio dai fenicotteri.

Sempre lì, con una zampa nella palude e una fuori, sempre immersi nel fango a trarne quello che c'è di buono, ora un pesciolino, ora un'alga, ma pronti a spiccare il volo alla prima occasione di disturbo per allontarsi da quel luogo che, pure, è stata la loro casa per un po'. Sempre immersi nella palude ma mai impaludati in essa.  

Non schizzinosi, immersi nelle cose di questo mondo, anche in apparenza le più inospitali, per trarre dal male un bene, ma sempre e comunque liberi e non vincolati dalle situazioni

Eh sì, nella vita, bisogna proprio prendere esempio dai fenicotteri. 





mercoledì 19 marzo 2014

Buona festa del papà a tutti





E' la festa del papà, e da quando il mio papà non c'è più, 
capita di sentire un vuoto dentro che sai che non sarà mai colmato. 
Ma capita anche di sentirlo molto vicino 
in determinate scelte o determinati atteggiamenti 
che sai di aver preso in eredità da lui.

E' la festa del papà, e da quando il mio papà non c'è più, 

capita che ritornino alle mente ricordi brutti, 
soprattutto legati alla sua malattia 
o a certe sue rigidità e severità. 
Ma capita anche di riflettere sul suo spirito di sacrificio, 
sul suo superare tutto per amore della famiglia, 
sul suo dedicarsi al lavoro e sulla sua capacità di fare, 
per migliorare sempre, sempre, anche e soprattutto per noi.

E' la festa del papà, e da quando il mio papà non c'è più, 

capita che ripensi a certe frasi che hai detto 
e vorresti non aver dette 
e a certe frasi che non hai detto 
e che vorresti aver dette, 
e se da una parte ora non si può più cambiare nulla 
dall'altra parte va bene così, 
perchè da quando lui non c'è più, 
ormai sa tutto di te, 
e del perchè e del per come, 
senza che tu debba più decidere se dirgli le cose o no...

Con mio padre ho avuto un rapporto vero, 

fatto di silenzi e di dialoghi fiume, 
di complicità e di piccole bugie, 
di ammirazione e di critica, 
di nascondimenti e di svelamenti, 
di sorrisi e di lacrime... 
Mi manca, ma allo stesso tempo 
so che c'è e c'è stato più di tanti altri padri 
che sono assenti anche da presenti... 

Auguro a tutti voi 
di avere un rapporto altrettanto vero e intenso 
con i vostri padri, 
o con i vostri figli...

Buona festa del papà a tutti.

sabato 8 marzo 2014

Perchè non mi piace il film "The Passion"

Mi è capitato di recente di rivedere il film di Mel Gibson "THE PASSION" (titolo che inevitabilmente sentirete pronunciato nei più svariati modi, da "de passion" a "de pession" a "de pescion", tutte storpiature che in fin dei conti contribuiscono a rendermi un pochino più simpatica questa pellicola, che per il resto mi risulta invece abbastanza indigesta. Cercherò di spiegare perchè. 


Innanzitutto qualche dato: uscito nel 2004 e girato interamente in Italia (molte scene a Matera come già per il meraviglioso "Vangelo di Matteo" di Pasolini), il film ha avuto incassi record (più di 600 milioni di dollari) e un successo clamoroso. La critica cinematografica "colta" si è divisa per varie questioni legate quasi tutte all'antisemitismo di cui il film sarebbe intriso, non così invece il pubblico che, almeno per quanto mi è dato di conoscere, generalmente lo acclama come un capolavoro assoluto. Si è anche detto, per un certo periodo, che il Papa stesso (all'epoca Giovanni Paolo II, già gravemente malato) avesse visto la pellicola e avesse detto che la passione di Cristo dovesse essere avvenuta proprio in quel modo. Questo è stato però smentito, almeno a quello che si apprende da wikipedia, e tale voce sarebbe così da ascrivere solamente ad una volontaria (e falsa) propaganda pubblicitaria a favore del film. 

Per chi il film non l'ha visto, dico subito che il carattere principale dello stesso sta nella particolare cruentissima ricostruzione della passione, della crocifissione e della morte di Cristo. Il tutto viene descritto in maniera molto efferata. La scena della flagellazione dura parecchi minuti. Non si risparmia il sangue,  che sgorga a fiumi prima, durante, e dopo la crocifissione, come sarà evidente anche solo guardando le poche immagini qui inserite.


Ecco dunque descritti nel seguito i motivi per cui il film, nonostante quest'ultima volta lo abbia visto con spirito meno critico del solito e nonostante abbia cercato di soffermarmi sugli aspetti positivi e apprezzabili, non riesce proprio a "piacermi". Per punti.

 

Sangue sangue sangue... e ancora sangue

Vediamo come è trattata la flagellazione di Gesù nei Vangeli. Nel vangelo di Matteo (Mt 27, 26):
Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
Nel Vangelo di Marco (Mc 15, 15):
Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
Nel Vangelo di Luca: ... ... ... ... 
No, nel Vangelo di Luca non si parla di flagellazione di Gesù. Ci credete? E' così! 
Anzi, Gesù fa un bel discorso alle donne durante la Via Crucis (Lc 23, 27-32):
Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: «Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato». Allora cominceranno a dire ai monti: «Cadete su di noi!»,e alle colline: «Copriteci!». Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?». Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori.
Gesù dunque in questo Vangelo mentre porta la Croce arringa anche le folle, al contrario nel film non ce la fa nemmeno quasi a respirare, tanto è stato pestato, a tal punto che una guardia si impietosisce e interrompe le altre che lo continuano a pestare pure mentre porta la Croce... (il regista questa scena la avrà letta in qualche suo Vangelo autoprodotto, perchè in quelli canonici non vi è traccia di questo).
Nel Vangelo di Giovanni (Gv 19, 1): 
Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare.
Insomma, da una analisi assolutamente sommaria e non "da esperto" dei Vangeli, risulta che nel film c'è troppo, ma davvero troppo sangue. Tre Vangeli dedicano alla flagellazione di Gesù mezzo versetto, uno non ne parla proprio. Se fosse stata una cosa così importante, così truculenta e così "eccezionale", come viene descritta nel film - tanto che Gesù solamente viene flagellato in quel modo mentre gli altri condannati a morte insieme a lui no, arrivano al Golgota quasi senza un graffio - ebbene se così fosse stato i Vangeli ne avrebbero parlato diffusamente. I Vangeli invece non vogliono mettere in risalto l'efferatezza della morte di Gesù ma il modo in cui e il fine per cui Gesù vive la sua condanna a morte. Il film devia troppo l'attenzione, a mio avviso, sulla sofferenza fisica, sul sangue, sulla violenza. Ciò conduce a un modo di vedere la passione di Cristo assolutamente marginale e non centrato sul punto realmente importante, che è l'adesione totale di Gesù alla volontà del Padre.

 

Un Gesù superman, dotato di resistenza fisica straordinaria

Durante la lunghissima scena della flagellazione, le guardie spesso si stupiscono di come Gesù riesca a resistere a tanto dolore. Una guardia afferma "Incredibile! Non ho mai visto una resistenza del genere!". Il capetto delle guardie, stupito anch'esso che Gesù riesca a resistere a così tanto dolore, comanda "Mutate flagellum!", ovvero ordina alle guardie di prendere un flagello più doloroso, più terribile, che laceri di più la carne e produca ancora più sangue... 
Sembra proprio che i normali strumenti di tortura nel caso di Gesù non siano sufficienti, non siano "abbastanza". Gesù è presentato come una sorta di superman, come uno che pur soffrendo, pur sanguinando, pur rigirandosi come un verme incatenato alla colonna, pur impastandosi le ferite nella sabbia, riesce ad andare avanti, riesce a resistere a dolori inumani, in modo ultraterreno, sovraumano. 
Ebbene, non è così! Il Gesù dei Vangeli è un uomo come tutti noi, soffre esattamente come noi, non ha nessuna "capacità" straordinaria di sopportazione della sofferenza... Anche quando Gesù fa i miracoli non li fa mai su di sè, non si da mai dei poteri eccezionali, anzi si priva sempre di qualcosa Lui per darla ai poveri, agli emarginati, ai lebbrosi, agli indemoniati e ai malati che incontra... 
Gesù non è un superman dalla resistenza fisica straordinaria e la sua non è stata una crocifissione "eccezionale" per le guardie romane che l'hanno eseguita, ma una delle tante, simile ad una qualsiasi dei tanti ebrei che si dichiaravano profeti in cerca di adepti per organizzazione una ribellione del loro popolo, falsi profeti molto diffusi al tempo, e che lo stesso Gesù raccomanda di non seguire, ma che in quel periodo erano assai frequenti vista la dominazione romana dell'area.
Ancora una volta, non è una particolare capacità fisica di Gesù che rende la sua passione straordinaria, è piuttosto il modo e il fine della sua passione a renderla davvero unica e "definitiva" per noi cristiani. 

 

La raffigurazione del male

Un altro punto che non mi convince affatto del film, è la raffigurazione del Male (del Demonio, del Peccato, del Diavolo, che dir si voglia). 
Questa figura è onnipresente nel film. Sembra che sia l'orchestratore di ogni sequenza. Di ogni passaggio. Ma non si sta forse qui compiendo il disegno di Salvezza che Dio ha per l'umanità? Non si sta forse scrivendo, tra le righe storte degli uomini, la Parola vivente di Dio che ci aprirà di nuovo, dopo la "felice colpa" di Adamo, le porte del Paradiso? Come si recita nell'Exultet della veglia pasquale:
Davvero era necessario il peccato di Adamo,
che è stato distrutto con la morte del Cristo.
Felice colpa, che meritò di avere un così grande redentore!
Nel film il senso di questa salvezza già presente nella Passione non si evince affatto, almeno a mio avviso. Sembra di essere, almeno fino alla scena finale, sotto il completo dominio del Male. Male che è raffigurato come un essere brutto, sessualmente ambiguo, che in una scena porta in braccio un bambino deforme.

Ecco, io non credo che raffigurare il male in questo modo sia una buona idea. Il Male non è visibilmente brutto, non lo è mai! Magari lo fosse! Il Male, purtroppo, appare sempre suadente, buono, appetibile. E' questa la tentazione, è questo il difficile. Riconoscere il male, saperlo "smascherare". Il male non è un bambino deforme che cerca di sostituirsi al  Bambino santo di Betlemme. 
Il male, al contrario, è la tentazione di farsi giustizia da soli, che Pietro ha nel Getsemani, e che appare in quel momento come l'unica cosa buona e giusta da fare dal punto di vista umano, per chi vuole bene al Signore ed è stato suo discepolo. 
Si è preferito secondo me rendere il film più avvincente in questo modo: ad esempio la scena in cui Gesù porta la Croce e ai lati tra la folla scorrono contrapposti Maria da una parte e il Diavolo dall'altra, è sicuramente molto avvincente... Tuttavia una visione del Male da film fantasy, per quanto interessante e magari appunto anche avvincente, non è a mio avviso evangelica, almeno per come io ho inteso finora il peccato e il male nella mia esperienza personale di vita di fede.

 

Il Vangelo "interpretato" e le "licenze artistiche"

L'ultimo punto, su cui veramente il film mi lascia con l'amaro in bocca, è la questione delle numerose "licenze artistiche" che il produttore si prende nel descrivere le scene evangeliche. 
La più evidente è la scena in cui il ladrone "cattivo", dopo lo scambio di battute con Gesù sulla Croce, viene aggredito immediatamente da un corvo che con un atto ai limiti del film horror gli becca e gli mangia un occhio subito dopo essersi posato minaccioso sul legno della sua croce. 
Ma il Vangelo dice (Mt 5, 43-45): 
"Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori,  perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti"
E ancora sulla presenza della zizzania insieme al grano e sulla necessità di estirparla (Mt 13, 24-30): 
"No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio"
Da dove nasce dunque questa punizione istantanea del male che vediamo nella scena del corvo? Non è certamente evangelica, ma più simile ancora a una volta a un film fantasy dove il supereroe anche nel momento di maggiore disfatta ha sempre le sue armi segrete pronte a stupirci... 
No, non così Gesù. Nessuna arma segreta, nessun supereroe dei fumetti. Ma solo un uomo, anzi un Uomo con la U maiuscola, che ci svela come essere pienamente uomini e che manifesta così, nella sua piena e totale incarnazione, nella sua piena e totale disfatta, e nella sua misteriosa e misericordiosa adesione alla missione che il Padre gli ha affidato, il suo essere anche veramente Dio. 

Tante altre sarebbero le "licenze artistiche" che non ho apprezzato nel film. Dalle donne che asciugano il sangue di Cristo dopo la flagellazione (nei Vangeli non ve ne è traccia semplicemente perchè non c'è il sangue...), al Gesù giovane falegname che progetta mobili moderni tipo IKEA (scena ridicola oltre che inventata), alla scena in cui Gesù schiaccia con forza il serpente nell'orto degli ulivi (che invece è il momento di maggior debolezza del Cristo prima della consegna al Sinedrio)... Insomma, fosse stata la trasposizione di un qualsiasi altro libro, avrei anche gradito i tentativi di "personalizzazione" della trama e gli inserti fantasiosi. Ma non quando parliamo della Bibbia. E soprattutto non quando parliamo dei Vangeli. E soprattutto - ancora di più - NON quando parliamo della Passione, che è la chiave per capire (con il cuore, più che con la testa) tutto. Davvero tutto.

 

In conclusione

Per concludere, più volte vedo questo film e più mi convinco che non mi piace. 

La cosa più grave è che, visto che il film ha avuto un così grande successo, ci sono moltissime persone che non hanno mai letto una riga di Vangelo, mai partecipato ad una catechesi con un bravo prete, mai messo piede da anni in una Chiesa, e che della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo avranno un'idea solo grazie a quello che gli ha voluto far vedere Mel Gibson in questo film. 

E' a queste persone che penso, quando dico che il film non è un buon film. Perchè, tutto sommato, i difetti che ho elencato in precedenza, per chi ha già un suo percorso di fede, sono facilmente evidenziabili e superabili. Rimane nonostante tutto, per questo tipo di spettatori, una buona pellicola, che può farci riflettere su come davvero il Signore abbia sofferto, sia stato crocifisso e sia morto per noi, per i nostri peccati, per riaprire quella porta chiusa di cui parlavamo sopra.

Ma chi è digiuno nella vita di fede, purtroppo conserverà il ricordo di un Gesù sanguinante e ultraterreno, rimarrà con in bocca il sapore di una violenza fine a se stessa, eccezionale e insensata, e non potrà gustare il vero senso della Passione di Gesù: salvare tutti noi grazie all'accettazione totale su di sè del peccato dell'uomo e alla donazione piena di se stesso fino alla morte, riscattando così con l'amore di Dio il peccato del mondo.

mercoledì 5 marzo 2014

Buona quaresima a tutt*


"La Quaresima è un tempo adatto per la spogliazione; e ci farà bene domandarci di quali cose possiamo privarci al fine di aiutare e arricchire altri con la nostra povertà. Non dimentichiamo che la vera povertà duole: non sarebbe valida una spogliazione senza questa dimensione penitenziale. Diffido dell’elemosina che non costa e che non duole."

Dal messaggio di Papa Francesco per la Quaresima 2014, pubblicato oggi.

http://www.news.va/it/news/messaggio-del-santo-padre-francesco-per-la-quaresi

lunedì 3 marzo 2014

Forum in gregoriana sul tema: "Il Valore dell'ospitalità in una prospettiva interreligiosa"

Con la associazione Finestra per il Medio Oriente abbiamo organizzato un Forum presso la Pontificia Università Gregoriana, sul tema 

"Il Valore dell'ospitalità in una prospettiva interreligiosa".

Il Forum aprirà con la testimonianza di Claudio Monge O.P., responsabile del Centro domenicano per il dialogo interreligioso e culturale di Istanbul. Interverranno Cesare Israel Moscati, rabbino capo di Verona, Adnane Mokrani, docente di Studi Islamici presso la Pontificia Università Gregoriana, e Matteo Crimella, docente di Sacra Scrittura alla Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale. Modererà il Forum Ilaria Morali, Direttore del Dipartimento di Missiologia della Facoltà di Missiologia della Pontificia Università Gregoriana. 

Ci sarà anche un saluto iniziale del Rettore della Gregoriana.
 
Il Forum si terrà 
Lunedì 3 Marzo 2014, alle ore 17 
alla Pontificia Università Gregoriana 
in Piazza della Pilotta, 4 - Roma
Di seguito trovate la locandina. 
Ovviamente siete tutti invitati, se potete venire mi fa molto piacere! 
E se potete, passate parola!



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