giovedì 14 novembre 2013

Una Parola al giorno - I potenti

La meditazione e la preghiera sulla Sacra Scrittura mi danno da sempre spunti importanti per riflettere su questioni personali, su aspetti della mia vita che altrimenti rimarrebbero inesplorati. Così ho deciso di condividere, in maniera succinta ma spero non banale, alcune di queste riflessioni. Questa "rubrica" all'interno del blog si chiama "Una Parola al giorno", e anche se non avrà ovviamente una frequenza quotidiana, cercherò di essere quanto più possibile assiduo. Buona lettura! Attendo i vostri commenti...

Il brano di oggi è: Sap 6,2-8
2 Porgete l'orecchio, voi che dominate le moltitudini
e siete orgogliosi per il gran numero dei vostri popoli.
3 La vostra sovranità proviene dal Signore;
la vostra potenza dall'Altissimo,
il quale esaminerà le vostre opere
e scruterà i vostri propositi;
4 poiché, pur essendo ministri del suo regno,
non avete governato rettamente,
né avete osservato la legge
né vi siete comportati secondo il volere di Dio.
5 Con terrore e rapidamente egli si ergerà contro di voi
poiché un giudizio severo si compie
contro coloro che stanno in alto.
6 L'inferiore è meritevole di pietà,
ma i potenti saranno esaminati con rigore.
7 Il Signore di tutti non si ritira davanti a nessuno,
non ha soggezione della grandezza,
perché egli ha creato il piccolo e il grande
e si cura ugualmente di tutti.
8 Ma sui potenti sovrasta un'indagine rigorosa.
 
Quando pensiamo ai potenti, credo che ognuno di noi abbia in mente in particolare i capi di Stato, i governanti, i politici, o gli appartenenti a qualche casta specifica (notai, giudici, primari...).  
Per questo motivo, brani come quello della Sapienza su cui ci soffermiamo oggi, in genere provocano due reazioni: da una parte, per chi ha fede nel "giudizio divino", si ha una sorta di consolazione per le ingiustizie piccole e grandi che ciascuno di noi può aver subito nella vita, perchè i potenti in questione che spesso consentono o speculano proprio su tali ingiustizie, subiranno un giudizio molto severo ("sui potenti sovrasta un'indagine rigorosa"); d'altro canto  rischiamo anche di sentire questi passi biblici come molto lontani da noi, non applicabili alla nostra realtà quotidiana, quasi si riducessero soltanto ad un mero contentino per sollevarci il morale, un buffetto sulla spalla da parte del Signore.
Non è così. Se è vero che il passo di Sapienza si rivolge esplicitamente a chi "domina le moltitudini" e a chi è "ministro del suo Regno", per analogia noi dobbiamo applicare questa Parola alla nostra condizione peculiare di vita, a quelle situazioni cioè in cui anche noi possiamo esercitare un potere sugli altri, su chi ci sta intorno. 
Ecco allora che un genitore è "potente" nei confronti dei figli, un capufficio è "potente" nei confronti dei suoi collaboratori, un amico è "potente" nel dire parole taglienti ad un amico, che magari confida invece in una parola morbida e di consolazione... 
Insomma, credo che al termine della vita saremo giudicati in modo "rigoroso", per rimanere al termine della Scrittura, in quelle situazioni in cui avremo avuto un potere nei confronti degli altri. Un potere che non è ovviamente soltanto giuridico o formale, ma che può essere anche solo un potere "di fatto", dovuto alle relazioni e alle situazioni di vita che viviamo. 
E' in quelle situazioni che dobbiamo fare davvero molta attenzione a non abusare della nostra posizione, a non schiacciare mai con le nostre azioni i fratelli e le sorelle che la vita ci pone accanto. Se sbagliamo e pecchiamo quando siamo vittime o subalterni, saremo trattati con molta più indulgenza (perchè "l'inferiore è meritevole di pietà"). 
Ma occhio a quando siamo "potenti". E' lì che bisogna tenere alta la vigilanza.

martedì 12 novembre 2013

CattoNerD - un sito serissimo

Oggi voglio segnalare un sito web che, a dispetto di quanto potrà apparire ad una prima occhiata, secondo me è un sito serissimo: si tratta di www.cattonerd.it, che vi invito a visitare e commentare.  
http://www.cattonerd.it/

Il sito è nato da pochi giorni su iniziativa di un gruppetto di "ragazzi e ragazze (uno dei quali ho la fortuna di conoscere personalmente) provenienti da vari percorsi di Fede, ognuno con la sua storia, le sue idee e i suoi gusti". Del sito colpisce, ad un primo accesso, la piacevole veste grafica e la modernità dell'impostazione. Appena si entra nel merito dei contenuti, però, qualcuno sicuramente avrà da storcere il naso. 
I temi trattati mescolano infatti volutamente due mondi storicamente e tradizionalmente contrapposti: quello dei nerd, ovvero, per citare wikipedia, di "chi ha una certa predisposizione per attività particolari, quali giochi di ruolo, film fantasy e innovazioni tecnologiche, ed è al contempo tendenzialmente solitario e con una più o meno ridotta propensione alla socializzazione" (!!!), con quello della vita di fede nella Chiesa Cattolica. La commistione è certamente provocatoria, e l'operazione culturale farà forse venire qualche prurito ai moderni farisei, puristi della Legge che popolano le nostre agorà cattoliche sia virtuali che reali.
A mio avviso però la mission del sito esprime invece molto bene la buona fede (perdonate il gioco di parole) degli ideatori:
Stanchi delle parodie grottesche che la cultura moderna ci propina del cattolicesimo, e stanchi della troppa serietà con cui per contro viene trattato lo stesso argomento, ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo messo su questo sito. Senza mai mancare di rispetto verso quello in cui crediamo, siamo qui per proporvi il nostro punto di vista cattolico su tutto quello che il mondo ci propone, in leggerezza, come se ne parlassimo seduti davanti ad una birra ghiacciata... alla vostra!
Ecco, appena letta questa mission, il sito è entrato nelle mie grazie. Da ormai stagionato nerd ho sempre percepito un distacco inaccettabile e ingiustificato tra la vita di fede e molto di ciò che mi piace del mondo "moderno": fumetti, librigame, romanzi fantasy, cartoni animati, serie TV, film di fantascienza, boardgames, videogiochi, giochi di ruolo, e chi più ne ha più ne metta. Le influenze in questi mondi esercitate dalla cultura cattolica e da uno sguardo di fede alla vita sono continue, perchè dunque non prenderne atto e non analizzare il fenomeno in maniera scevra da pregiudizi? Perchè non cogliere e approfondire queste influenze, e i diversi modi con cui il messaggio cristiano viene ripreso in tali contesti, e forse spesso stravolto o reso più superficiale? Questa è un'operazione di consapevolezza importante, e forse sarebbe ora che la presa di coscienza di ciò che ci circonda tornasse ad essere di moda, anzichè rassegnarsi a subire passivamente i messaggi che ci vengono propinati.



Ancora, e forse più importante: ci si lamenta sempre di come i giovani non siano più attratti dalla pratica della vita di fede; e giustamente ci si lamenta di ciò, perchè il non coltivare il proprio ambito spirituale corrisponde al perdersi il meglio della vita, ma allora perchè non presentare ai giovani le tematiche principali della fede con un linguaggio e con degli esempi che loro possano comprendere e apprezzare? La centralità, sacrosanta e immutabile, della Parola di Dio e della Sacra Scrittura non può e non deve escludere altre forme di comunicazione della Grazia che ciascuno di noi ha ricevuto nel conoscere personalmente Gesù Cristo. E se un personaggio di un fumetto, se il protagonista di una serie TV o se un supereroe della Marvel si comportano in modo simile a quando descritto nella Bibbia, o viceversa se si comportano proprio in modo difforme ai dettami del Vangelo, perchè non prendere spunto da questo per il proprio annuncio Cristiano o per trarne, comunque, dei ragionamenti utili? 
Questa è una vera e propria forma di Nuova Evangelizzazione e per questo io penso che il sito www.cattonerd.it, con la sua aria scansonata e il suo stile volutamente leggero e a tratti "ridanciano", sia in realtà proprio... un sito serissimo. 
Leggere, per credere!

lunedì 11 novembre 2013

Una Parola al giorno: Una sposa per sette fratelli

La meditazione e la preghiera sulla Sacra Scrittura mi danno da sempre spunti importanti per riflettere su questioni personali, su aspetti della mia vita che altrimenti rimarrebbero inesplorati. Così ho deciso di condividere, in maniera succinta ma spero non banale, alcune di queste riflessioni. Questa "rubrica" all'interno del blog si chiama "Una Parola al giorno", e anche se non avrà ovviamente una frequenza quotidiana, cercherò di essere quanto più possibile assiduo. Buona lettura! Attendo i vostri commenti...

Il brano di oggi è: Lc 20, 27-40.
27 Gli si avvicinarono poi alcuni sadducei, i quali negano che vi sia la risurrezione, e gli posero questa domanda: 28 «Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se a qualcuno muore un fratello che ha moglie, ma senza figli, suo fratello si prenda la vedova e dia una discendenza al proprio fratello. 29 C'erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. 30 Allora la prese il secondo 31 e poi il terzo e così tutti e sette; e morirono tutti senza lasciare figli. 32 Da ultimo anche la donna morì. 33 Questa donna dunque, nella risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie». 34 Gesù rispose: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; 35 ma quelli che sono giudicati degni dell'altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito; 36 e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio. 37 Che poi i morti risorgono, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando chiama il Signore: Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. 38 Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui». 39 Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». 40 E non osavano più fargli alcuna domanda.

Questo passo del Vangelo riguarda una apparente contraddizione tra la legge mosaica del Levirato (ossia l'obbligo di ogni ebreo di prendere in moglie la vedova del fratello maggiore qualora sia senza eredi, per assicurare una discendenza al fratello morto) e gli insegnamenti di Gesù circa la resurrezione dei morti. 
In realtà, al di là del tema della resurrezione, che Gesù spiega citando proprio la legge di Mosè usata anche dai Sadducei, qui c'è in gioco qualcosa di molto più sottile. E' il rapporto stesso dei sadducei con la Legge in quanto tale, questione che diventa insegnamento per tutti noi.
Questo aspetto si coglie andando a considerare anche il passo biblico tratto dal secondo libero dei Maccabei, che la Liturgia accosta al brano di Luca nelle letture di domenica scorsa - si tratta di 2Mac 7,1-19. 
1 Ci fu anche il caso di sette fratelli che, presi insieme alla loro madre, furono costretti dal re a forza di flagelli e nerbate a cibarsi di carni suine proibite. 2 Uno di essi, facendosi interprete di tutti, disse: «Che cosa cerchi di indagare o sapere da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le patrie leggi». 3 Allora il re irritato comandò di mettere al fuoco padelle e caldaie. 4 Diventate queste subito roventi, il re comandò di tagliare la lingua, di scorticare e tagliare le estremità a quello che era stato loro portavoce, sotto gli occhi degli altri fratelli e della madre. 5 Quando quegli fu mutilato di tutte le membra, comandò di accostarlo al fuoco e di arrostirlo mentre era ancora vivo. Mentre il fumo si spandeva largamente all'intorno della padella, gli altri si esortavano a vicenda con la loro madre a morire da forti, esclamando: 6 «Il Signore Dio ci vede dall'alto e in tutta verità ci dà conforto, precisamente come dichiarò Mosè nel canto della protesta: Egli si muoverà a compassione dei suoi servi». 7 Venuto meno il primo, in egual modo traevano allo scherno il secondo e, strappatagli la pelle del capo con i capelli, gli domandavano: «Sei disposto a mangiare, prima che il tuo corpo venga straziato in ogni suo membro?». 8 Egli rispondendo nella lingua paterna protestava: «No». Perciò anch'egli si ebbe gli stessi tormenti del primo. 9 Giunto all'ultimo respiro, disse: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re del mondo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna». 10 Dopo costui fu torturato il terzo, che alla loro richiesta mise fuori prontamente la lingua e stese con coraggio le mani 11 e disse dignitosamente: «Da Dio ho queste membra e, per le sue leggi, le disprezzo, ma da lui spero di riaverle di nuovo»; 12 così lo stesso re e i suoi dignitari rimasero colpiti dalla fierezza del giovinetto, che non teneva in nessun conto le torture. 13 Fatto morire anche costui, si misero a straziare il quarto con gli stessi tormenti. 14 Ridotto in fin di vita, egli diceva: «È bello morire a causa degli uomini, per attendere da Dio l'adempimento delle speranze di essere da lui di nuovo risuscitati; ma per te la risurrezione non sarà per la vita». 15 Subito dopo, fu condotto avanti il quinto e fu torturato. 16 Ma egli, guardando il re, diceva: «Tu hai potere sugli uomini, e sebbene mortale, fai quanto ti piace; ma non credere che il nostro popolo sia stato abbandonato da Dio. 17 Quanto a te, aspetta e vedrai la grandezza della sua forza, come strazierà te e la tua discendenza». 18 Dopo di lui presero il sesto; mentre stava per morire, egli disse: «Non illuderti stoltamente; noi soffriamo queste cose per causa nostra, perché abbiamo peccato contro il nostro Dio; perciò ci succedono cose che muovono a meraviglia. 19 Ma tu non credere di andare impunito dopo aver osato di combattere contro Dio».

In questo brano troviamo sette fratelli (strane le coincidenze della Bibbia) che pur di non mangiare carne suina, pur quindi di non trasgredire la Legge del Signore, sono disposti a farsi torturare e uccidere. Interessante soprattutto ciò che afferma uno dei fratelli di fronte al loro carnefice: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re del mondo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna».
Il tema dunque, anche in questo passo della Scrittura, è la resurrezione. Ma a ben vedere, questi due passi hanno in comune anche qualcosa d'altro. Nel primo, la Legge viene usata dai sadducei per mettere in difficoltà Gesù, essi dunque la usano pretestuosamente per mettere in crisi il loro avversario. Non c'è un coinvolgimento personale dei personaggi, la Legge è un argomento teorico di discussione per loro. Addirittura, essi parlano di resurrezione pur non credendoci, col solo fine di produrre un assurdo logico, che Gesù capovolge. Nel secondo brano invece, la Legge è vissuta in prima persona dai protagonisti, che sono disposti a farsi uccidere pur di seguirla, e il fine è quello di mantenere vivo un legame con il Signore nelle certezza di ottenere da Lui in questo modo la vita eterna.
Questo semplice paragone tra due modi di considerare e vivere la Legge ci deve porre in questione personalmente. Di fronte alle leggi del Signore, di fronte agli imperativi morali ed etici, di fronte alle questioni più spinose del nostro credo, come ci poniamo? Pensiamo per un momento in particolare alle norme riguardanti la morale sessuale, l'etica, i temi "caldi" della fede. Come li viviamo? Ci ragioniamo sopra in maniera esteriore, senza coinvolgerci in prima persona, e anzi spesso li usiamo come una clava per aggredire ed escludere le persone che non ci piacciono, quelli che consideriamo "impuri" o inadeguati, o ci lasciamo toccare da essi, e li usiamo per cercare di entrare noi stessi in prima persona in una relazione vera con il Signore!?

giovedì 7 novembre 2013

Una Parola al giorno: La pecora smarrita

La meditazione e la preghiera sulla Sacra Scrittura mi danno da sempre spunti importanti per riflettere su questioni personali, su aspetti della mia vita che altrimenti rimarrebbero inesplorati. Così da oggi ho deciso di condividere, in maniera succinta ma spero non banale, alcune di queste riflessioni. Questa "rubrica" all'interno del blog si chiamerà "Una Parola al giorno", e anche se non avrà ovviamente una frequenza quotidiana, cercherò di essere quanto più possibile assiduo. Buona lettura! Attendo i vostri commenti...

Il brano di oggi è: Lc 15, 4-7.
4 «Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? 5 Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, 6 va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta. 7 Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione.


Da questo brano emerge un atteggiamento del Signore che dobbiamo fare nostro: preoccuparci di andare incontro agli altri, in particolare a quelli che sono in situazioni difficili, di peccato o di sofferenza, e specialmente ai cosiddetti "lontani" (lontani da chi poi? Non di certo da Dio che anzi si vuole fare vicino proprio a loro). 
Andare loro incontro con nessun altro desiderio che far sentire loro il nostro amore, la nostra "vicinanza". Questo amore si traduce in un gesto concreto, nel caricarseli sulle spalle e nel riportali "a casa". Faticoso, sicuramente, e soprattutto scomodo. 
Eppure per iniziare a realizzare tutto ciò il primo ingrediente necessario non è qualcosa di pratico da fare, qualcosa di fisico e volontaristico da mettere in campo. Serve innanzitutto una cosa: credere che gli altri non siano condannati dal loro passato. Credere che tutti possono cambiare, migliorare, crescere. Credere che i vizi degli altri non siano marchi da portarsi addosso vita natural durante ma che, come cantava De Andrè, è dal letame che nascono i fiori. 
Credere, in ultima analisi, nella bontà di un Dio che non si stanca di chinarsi proprio su chi è più distante dalla nostra idea di perfezione (nostra, non Sua), perchè è proprio quella creatura che ha più bisogno dell'amore del Padre, e per questo "ci sarà più gioia per un solo per un solo peccatore che si ravvede, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di ravvedimento". E credere così tanto a questo paradosso da prestare le nostre mani per permette a Dio di realizzare tutto ciò nella storia di ogni giorno.


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