venerdì 12 aprile 2013

Il "mio" Santo - San Guido di Anderlecht

"E il tuo onomastico quando si festeggia?" Questa domanda rivoltami qualche giorno fa da alcuni amici di famiglia, mi ha spinto a pensare a questo tema, cui non avevo mai prestato molta attenzione finora.
Non ho il nome di un Santo famoso e poichè nella mia famiglia di origine non eravamo usi festeggiare gli onomastici, non avevo mai pensato finora a chi fosse il Santo da cui il mio nome trae origine e diffusione. 
Ho così deciso di approfondire la questione e, come penso sia naturale, da una ricerca sul web ho scoperto che ci sono tanti "San Guido" che si sono avvicendati nella storia della Chiesa. In particolare tre sono i più noti: san Guido abate (della Abbazia di Pomposa), che si festeggia il 12 giugno e cui sono devoti la maggior parte dei "Guido" italiani, san Guido vescovo (di Aqui Terme), e un altro san Guido straniero, dalla storia più esotica, che mi ha colpito in modo particolare. L'ho subito scelto come "mio" Santo, pur non disdegnando gli auguri dei (pochi) amici che si ricordano dell'altro san Guido il 12 giugno. 
Ora comunque so quando si festeggia il mio onomastico!


San Guido di Anderlecht

La biografia di San Guido di Anderleht, riferita al quotidiano Avvenire, è abbastanza stringata:
È uno dei santi più venerati del Belgio. Nato da una famiglia di contadini nella regione del Brabante fu dapprima sagrestano in una chiesa di Laken, nei pressi di Bruxelles. Divenne quindi commerciante, peraltro con l'obiettivo di aiutare i poveri, ma la sua prima nave affondò nella Senna. Decise allora di indossare gli abiti del pellegrino. Per sette anni si mise in cammino lungo le tormentate strade d'Europa e non solo. Si recò a Roma e a Gerusalemme. Di ritorno dal lungo pellegrinaggio fu ospitato da un sacerdote di Anderlecht, dove poco dopo morì. Era il 12 settembre 1012. Sulla sua tomba si verificarono numerosi miracoli e il culto di Guido crebbe rapidamente. Le sue spoglie si trovano nella Collegiata di Anderlecht. 
Di questo Santo cosa può colpirci e interrogarci a distanza di mille anni esatti dalla sua morte? Innanzitutto anche lui è vissuto, come noi, a cavallo di un millennio. Un'affinità che non è cosa da poco, visto che all'epoca si pensava "mille e non più mille" e c'era un diffuso convincimento di trovarsi alla fine di un'era se non alla fine del mondo. Un sentimento quanto mai attuale in questo tempo in cui sembra che ogni certezza, ogni caposaldo del passato sia rimesso in discussione e il senso di precarietà è diventato l'unica cifra di lettura stabile del nostro futuro.

Questo è anche un periodo in cui è ritornato nuovamente "di moda" richiamarsi all'essenziale, ad una certa moralità nei costumi pubblici e privati, ad una certa sobrietà nell'uso delle risorse individuali e di quelle collettive. Anche in questo ambito San Guido di Anderlecht può essere considerato un modello da imitare. Nella sua agiografia scritta dall'autore Piero Bargellini, si legge tra l'altro:
Due secoli prima che il Poverello di Assisi celebrasse con tanto candore le sue nozze con Madonna Povertà, un altro santo, meno conosciuto, aveva avvertito il pericolo che il denaro fa correre alle anime, anche quando lo si riveste di nobili intenzioni, come il desiderio di soccorrere con l'elemosina gli indigenti. E’ Guido di Anderlecht. [...] Mite e generoso, Guido mostrò fin da giovane il suo distacco dai beni terreni, donando quanto possedeva ai poveri. Desideroso di condurre vita ascetica, lasciò anche la casa paterna e a Laken, presso Bruxelles, scelse di fare il sacrestano al parroco, per rendersi utile al prossimo e al tempo stesso dedicarsi alla preghiera e alle pie pratiche dell'ascesi cristiana. A un certo punto della sua vita, non per desiderio di guadagno, ma per costituire un fondo a favore dei poveri, si mise nel commercio. Non fu una scelta felice e se ne accorse quasi subito, poiché la prima nave che riuscì ad armare affondò nella Senna con tutto il carico.
La vita di San Guido, dunque, come può esser capitato a ciascuno di noi, è segnata da entusiasmi, progetti, iniziative virtuose, a cui però seguono fallimenti e sconforto. Se questo vi sembra familiare, ecco che la reazione di San Guido a queste vicissitudini può ancora insegnarci qualcosa:
Per Guido fu un avvertimento del Cielo, non perchè la professione del commerciante sia contraria alle leggi del Signore, ma perché egli aveva preferito la via più comune a quella più ardua nel cammino verso la perfezione. Guido indossò allora l'abito del pellegrino e per sette anni percorse le lunghe e insicure strade dell'Europa per recarsi in visita ai più grandi santuari della cristianità. Fu a Roma e poi proseguì per la Terrasanta.
Una vita, dunque, spesa alla ricerca del Signore, fino ad arrivare alla Terra Santa, passando per Roma. Una attenzione e un amore verso il Medio Oriente che sento particolarmente vicini e forti, nel mio impegno nell'associazione Finestra per il Medio Oriente, e che in san Guido è così intensa da trasformare quest'uomo in età già adulta, in un pellegrino, il quale pur mancando di tutto non rinuncia a cercare una vicinanza sempre più stretta con i luoghi della Salvezza, anche a costo della vita.
Di ritorno dal lungo pellegrinaggio, stanco e malato, venne ospitato da un sacerdote di Anderlecht, una cittadina presso Bruxelles, dalla quale prese l'appellativo e dove poco dopo morì, senza lasciare un ricordo particolare. Infatti anche la sua tomba venne per molto tempo trascurata, finché il ripetersi di alcuni prodigi rinverdì la memoria del santo, al quale fu dedicata una grande chiesa che ne accolse le reliquie. Nel corso dei secoli la devozione a S. Guido si allargò. Così sotto la protezione dell'umile sacrestano, figlio di contadini, si sono posti i lavoratori dei campi, i campanari, i sacrestani, i cocchieri. S. Guido protegge le stalle, le scuderie e in particolare i cavalli, che durante la festa annuale ad Anderlecht vengono benedetti al termine di una folcloristica processione. Poichè sembra sia morto di dissenteria, il suo nome è invocato da quanti sono afflitti da questo male.
Di lui, infine, nella antica versione del Martirologio Romano del 1702 conservata presso la prestigiousa Università di Princeton e digitalizzata da Google, al 12 Settembre, dopo la sfilza degli altri (più importanti?) Santi del giorno, nell'ultima riga si legge solamente quanto segue:



Da questo testo potrebbero nascere delle disquisizioni su come possa un laico essere indicato come confessore. Al di là di questo, visto che si dà il caso che alcuni amici mi chiamano da sempre "Guidone", risulta così dimostrato con certezza che questo è proprio il mio Santo! 

Quindi d'ora innanzi il 12 Settembre fatemi gli auguri! :-)

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