mercoledì 21 marzo 2012

Il mostro dentro

Incrocio questa foto su Facebook che apre uno squarcio.

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La didascalia recita:

The family that was destroyed this morning. See the nice looking father holding his two sons? He and his sons were slaughtered this morning as he was bringing them to school. See the wife and baby? They are the "lucky" ones. They were not killed. Instead, they will live the rest of their lives with holes in their very beings, knowing that their father and husband, sons and brothers, were taken in such a violent, despicable action, without their having a chance to say good by.

Certi eventi non posso passare come se nulla fosse. Di questa tragedia in particolare, non è solo la follia omicida che mi colpisce. Non è solo il fatto che ad essere uccisi siano dei bambini innocenti, né solamente il fatto che questo atroce gesto sia stato compiuto su degli ebrei in quanto tali.

Mi colpisce ancora di più il fatto che alla violenza, all’odio razzista, all’efferatezza del gesto, si unisce anche la triste consapevolezza che la nostra società, questi mostri, se li porta dentro. Quotidianamente. Ordinariamente. Senza saperli riconoscere, senza saperli isolare o raddrizzare. Il serial killer è andato via, terminata la strage, e sicuramente sarà andato al lavoro, ieri, come se nulla fosse. Avrà preso il caffè con i colleghi, magari chiacchierato con gli amici la sera di fronte a una birra. E nessuno che sia riuscito a rompere quel muro dietro il quale cova esplosiva tanta furia.

Mentre piangiamo le vittime, riflettiamo anche su che società stiamo costruendo, e su cosa dovremmo iniziare a fare per occuparci del mostro che ci portiamo dentro, come singoli e come comunità: solo allora il diverso finalmente non farà più paura a nessuno. 

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