lunedì 23 gennaio 2012

Subito la benzina a tre euro al litro

Anche in risposta ai blocchi degli autotrasportatori e dei tassisti, che tra gli altri motivi scioperano per il rincaro delle accise, vorrrei dire la mia sul tema, ma vi avviso che stavolta la sparo grossa.
Potrà infatti sembrare un po' provocatorio, e forse lo è, comunque sono serio quando affermo che voglio subito la benzina a tre euro al litro. E se mi date un minuto o due, vi spiego anche il perchè. 
Uno dei problemi principali delle grandi città italiane - Roma, Milano, forse Torino, Firenze, Napoli e Bologna, non credo altre - è il traffico, che si lega in un abbraccio di causa/effetto con la cronica mancanza di infrastrutture  per il trasporto pubblico: tram, metro, linee ferroviarie.
Ebbene, l'idea è questa: disincentiviamo il trasporto privato, rendendo molto sconveniente muoversi con l'automobile personale e diamo risorse allo stesso tempo per la creazione di nuove infrastrutture di trasporto pubblico. Come farlo? Nelle province dove sono presenti quelle città, si potrebbe aumentare il costo del carburante in maniera artificiale, con una speciale tassa che porti la benzina almeno a tre euro al litro (e il prezzo dovrebbe continuare a salire in base agli aumenti "normali" dei carburanti). Il ricavato, cioè l'eccedenza rispetto al prezzo normale, potrebbe andare in maniera trasparente in un fondo speciale, la cui amministrazione dovrebbe essere data ad un gestore  pubblico dalla indiscussa serietà e onestà (ce n'è ancora qualcuno così, in Italia). I soldi raccolti dovrebbero essere spesi, a blocchi di cento milioni di euro, per realizzare progetti riguardanti la mobilità pubblica. 

Sapete quante linee di metropolitana si realizzerebbero per esempio a Roma con i soldi della benzina venduta a tre euro al litro? 
Facciamo due conti da ingegnere:

In Italia abbiamo circa 22.000 impianti (distributori di benzina) che erogano ognuno circa 1.800.000 litri (1.800 metri cubi) di benzina l'anno (FONTE). Questo significa che in tutto vengono venduti in Italia ogni anno circa 40 milioni di metri cubi di benzina. Considerando che nella provincia di Roma vivono circa 4,5 milioni di persone dei 60 milioni di italiani, ne consegue che mediamente nella provincia di Roma vengono venduti circa 3 milioni di metri cubi di benzina l'anno. Ovvero, anche considerando 1,2 euro di tassa speciale per ogni litro di benzina venduto, si avrebbero nelle casse del fondo speciale circa 3,6 miliardi di euro l'anno!
Ora, una nuova linea di metropolitana costa in media cento milioni di euro a kilometro. Premesso che a me sembra una cifra troppo alta, e che dovrebbero essere privilegiate le linee su ferro in superficie che hanno costi molto più contenuti, anche volendo basarci su quella stima, dal semplice calcolo riportato sopra si evince che a Roma ogni anno potremmo avere  36 Kilometri di metropolitana in più, corrispondenti a due linee di metropolitana, lunghe ognuna come la linea A, che è lunga in tutto 18 km.
Che dite, ci tassiamo per una decina d'anni e rendiamo Roma (e le altre città italiane) delle metropoli degne di stare in Europa?

mercoledì 18 gennaio 2012

Brecht all'isola del Giglio


Probabilmente dico una cosa impopolare, o comunque controcorrente. Ma prima di tutto ci tengo a precisare che non ho la minima intenzione di rivalutare chi non è, sinceramente, rivalutabile. Chi non sa stare al suo posto, prendersi le sue responsabilità. Di chi è figlio di una società che ha abolito non solo l'autoritarismo (che sarebbe giusto e comprensibile), quanto proprio ogni senso di autorità.

Detto questo, entro nel merito: il comandante Schettino ha sicuramente sbagliato, e di grosso. Certo, non so come avrebbe reagito nessuno di noi ad una cosa del genere; ma il fatto è che il responsabile, in quel momento, era lui, e ha mostrato tutta la propria inadeguatezza. Senza scampo. Un giorno ci spiegheranno (sempre che sia possibile) il perché della bravata, e il perché non si sia neppure in grado di rispondere delle proprie azioni.

Ad ogni modo, fatico a capire il perché tutto questo baccano, tutte queste urla. Aggiungono qualcosa alla tragedia? No. Sono figlie di una società inquieta, che l'amplificazione mediatica rende isterica? Forse esagero, ma temo di esserci vicino.
Nessuno di noi era là, nessuno di noi (spero) aveva parenti o amici coinvolti, nessuno di noi conosce nessuno. C'è bisogno di urlare così tanto? Se riteniamo di essere migliori di Schettino (il quale, ci dicono giornali e telefonate, se l'è data a gambe levate), probabilmente dovremmo evitare certe reazioni di pancia.
Ha sbagliato, e di grosso. Pagherà (in ogni caso: è sufficiente che abbia una coscienza). Certamente non merita complimenti né indulgenze di alcun genere. Ma neanche processi sommari che, dovrebbe essere di tutta evidenza, nulla aggiungono alla tragedia in atto.

La seconda reazione di pancia è un tarlo che mi rode da tempo. La prendo alla lontana: ogni venerdì, da dicembre a oggi, scrivo un editoriale per il sito www.mondopallone.it (che ho fondato, di cui sono vicedirettore, e cui desidero fare un po' di pubblicità, tanto che ci sono). Venerdì scorso ho terminato con una considerazione su Simone Farina, il difensore del Gubbio che ha rifiutato di vendersi una partita, e anzi ha denunciato la cosa. Tutto giusto. Solo che il fatto di essere una persona educata, onesta, integra, non fa di una persona un eroe; siamo noi ad avere bisogno di pensare che sia tale. Il mio articolo si chiude così: «Le buone azioni devono mantenere un profilo basso, per definizione. Stimiamo Farina, sentiamolo anche vicino a noi, ma senza innalzare statue all'Uomo Normale. È solo la sterile retorica dei nostri tempi. Ma gli esempi non si sbandierano: si imitano, in silenzio. E Farina è il primo a saperlo».

Il mondo, e il nostro paese non fa eccezione, non è fatto di persone bianche e persone nere, anzi: abbiamo grigi in abbondanza. È molto comodo e (falsamente) rassicurante dipingerlo come una lotta dei buoni contro i cattivi (e, vorrei ricordare, è una cosa che un certo George W. faceva con nonchalance, eppure da lui non lo accettavamo). Facile buttare la croce addosso a qualcuno che, di suo, si è dimostrato fatalmente inadeguato (in un modo che peraltro farebbe ridere, se solo non fosse per le circostanze); facile, troppo facile demonizzare qualcosa o qualcuno per poi lavarsene le mani. Ad altri livelli, lo hanno fatto tutti i totalitarismi (non c'è bisogno di ricordare ogni singolo caso).
Detto questo, quindi: Schettino non è un eroe, certo. Ma forse lo è De Falco?

Non credo di sminuirne il ruolo se dico che ha fatto solo il suo dovere. In certi casi, fare il proprio dovere è tutto (e in questo momento, me ne rendo conto, è una cosa un tantinello inusuale). Si è reso conto della situazione, e ha tirato dritto. Sì, non nego che ci vuole coraggio, a volte, per fare ciò che si deve. Il fatto è che siamo ormai così abituati all'assenza di questo senso e di questo senno, che ogni volta che ci sorprendiamo a trovare qualcuno ligio alle regole, pronto alla bisogna, e disposto a non scendere a patti con le proprie mancanze, beh, ci sembra di avere trovato un nuovo messia. Non è così. Aggiungo: per fortuna.
Se l'Italia è come Schettino, sinceramente, non abbiamo futuro; ma non lo abbiamo neanche se dobbiamo aggrapparci, come fossero degli eroi, a tutti coloro che semplicemente fanno il loro dovere con spirito di responsabilità e abnegazione. Non è così che deve funzionare. Diceva Brecht: «Beato quel paese che non ha bisogno di eroi». E neanche di doverne trovare.

domenica 1 gennaio 2012

Propositi 2012


1. Spostare la vita un passo più in là. Senza sosta. Ancora una volta.
2. «We'd better start savin' up for the things that money can't buy» (cit. Bruce Springsteen).
3. Dispensare qualche abbraccio letterario in meno, e qualche abbraccio fisico in più. Ma va bene anche solo la seconda parte.
4. «Non sottovalutare le conseguenze dell'amore» (cit. Paolo Sorrentino).
5. Fare meno cose, ma farle meglio.
6. Continuare a trasmettere, senza smettere. Continuare a tra.
7. Tutte le strade portano a un libro.
8. Correre, concorrere.
9. Agire prima di pensare, almeno una volta. Le arrabbiature non valgono nel conto.
10. «Stai sereno... sempre» (cit. Andrea Pecile).

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