venerdì 4 novembre 2011

Quando muore un ragazzo...

Quando muore un ragazzo giovane, pieno di vita, bello, alto e forte, che fino al giorno prima sembrava scoppiare di salute, e che viene a mancare così, da un momento all'altro, sembra per una emorragia interna, cosa bisogna pensare... cosa bisogna dire... cosa bisogna fare?

Appena si viene a conoscenza della notizia, si avverte una fitta allo stomaco. Inizialmente, non si vuole credere a quanto si è appreso. Ci si sforza di pensare "No, non è vero". Poi, ecco che la realtà prende il sopravvento e si avverte quel senso di mancanza, di vuoto, di assenza, che la morte, e specialmente la morte di un giovane, porta con sè. 
Arriva il dolore, quello serio e profondo. Per la persona che non c'è più, per i familiari, per gli amici più stretti, per tutti noi che non potremo più avere il piacere di stare con quel ragazzo, le cui qualità ora ci sembrano così vivide e i cui difetti sbiadiscono di fronte al rammarico di una ingiusta e insensensata privazione.

E poi al dolore si affianca anche un senso di colpa, specie in chi ha qualche anno in più di quel giovane, e si trova a guardare indietro e a pensare "Potrei essere morto io così al posto suo, e invece sono ancora qui, nonostante abbia più anni di lui". E questa sensazione, insieme ad un senso di smarrimento e di angoscia, ci da anche però uno slancio, ravviva in noi un senso del dovere, che ci porta a capire che non dobbiamo sprecare nessuno dei minuti che la vita ci dona, che dobbiamo fare di ogni giorno un fiore, da portare sulla tomba di chi non ha avuto la fortuna di viverlo, che dobbiamo impegnarci in ogni istante per compiere gesti degni di essere vissuti, sapendo di essere privilegiati in quanto l'amico non potrà più compierli in prima persona.

Grazie, Francesco, per averci insegnato con la tua vita e con la tua morte prematura, che la nostra vita deve essere anche e soprattuto questo.




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