sabato 3 settembre 2011

Piccoli uragani crescono

Alcune foto degli effetti dell’uragano Irene nel New Jersey a distanza di quasi una settimana:

  • Strade ancora chiuse un po’ ovunque, ma senza grossi disagi alla circolazione stradale. Il motivo principale delle chiusure è l’allagamento dei ponti sui numerosi fiumi e la caduta dei pali dell’elettrica, con la conseguente presenza dei fili elettrici a terra.

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  • Blackout controllati e programmati, soprattuto nei negozi. In alcune zone la corrente l’altro ieri non era stata ancora ripristinata. Nella seconda foto, il gruppone degli impiegati dell’apple store più vicino a casa, che gioiscono per il fatto che il manager li ha mandati tutti a casa a causa del blackout.

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  • Ovunque, i danni alla natura si sono fatti sentire e si faranno sentire ancora nel prossimo periodo. In questa foto, un campo di mais completamente devastato. Ce ne sono a bizzeffe così.

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In sostanza, tutto ha ripreso a funzionare più o meno nella norma dopo pochi giorni, almeno qui nel NJ nord orientale. Operai lavorano alacremente sulle strade, nelle cabine di distribuzione, nei negozi, per riportare tutto il prima possibile alla normalità. Vengono date informazioni puntuali e precise su quando e come saranno riparati tutti i danni. Non si fa tutto subito, sarebbe uno spreco, le risorse vengono ottimizzate in modo da coprire prima le riparazioni più urgenti.

La domanda che mi sorge spontanea è quanti anni di disservizi e malfunzionamenti avremmo dovuto aspettare se Irene fosse passato in Italia…

venerdì 2 settembre 2011

The Invention of Lying

imageIn un mondo in cui nessuno può mentire, e addirittura non esiste il concetto stesso di menzogna, cosa succederebbe se, ad un certo punto, un unico individuo sviluppasse la capacità di raccontare bugie? Queste è l’idea principale intorno a cui ruota “The Invention of Lying”, film girato nel 2009 dal regista Ricky Gervais, che ne è anche l’attore protagonista.

In questa recensione, voglio provare a descrivere qualche pensiero che  la visione di questo film mi ha suscitato. Per maggiori informazioni sul film, ne esiste una brutta scheda sulla Wikipedia italiana e una migliore sulla Wikipedia inglese.

Intanto, la trama: come detto, il film è ambientato in un mondo dove tutti dicono la verità. Questo comporta principalmente due effetti: tutti si fidano ciecamente di quello che viene detto dagli altri, in quanto nessuno può mai mentire, e tutti sono abituati a sentirsi dire in faccia le cose meno educate, che noi non ci sogneremmo mai di dire a nessuno (“il tuo bambino è così brutto… assomiglia a un piccolo topo!”). In questo mondo, ad esempio, non esistono i film, che sarebbero una forma di menzogna, e sono dunque sostituiti da narrazioni di eventi storici realmente accaduti. In questo mondo un uomo, spinto da una situazione particolarmente critica in cui si viene a trovare, formula per la prima volta una bugia, per ottenere un vantaggio personale e salvarsi da problemi finanziari che lo avrebbero costretto sul lastrico. Ma ecco che, subito dopo aver usato la menzogna per cavarsi fuori da una situazione difficile, quest’uomo inizia a usare la sua “abilità” per far stare meglio gli altri, per tirare su il morale alla gente con qualche bugia a fin di bene, fino ad arrivare al punto di mentire alla madre sul letto di morte, facendola ricredere dalla sua convinzione che dopo il trapasso ci sia solo eterno nulla, e convincendola invece che esiste un aldilà di felicità e gioia infinita. Se in questo modo il protagonista garantisce alla mamma una morte serena, d’altra parte scatena una serie di eventi a catena, nati dalla curiosità dei presenti e dal loro bisogno di conoscere maggiori dettagli sulla vita nell’aldilà. Ne nasce una vera e propria “religione”, la prima di questo mondo, con conseguenze a tratti ridicoli, a tratti disastrosi.

Il pubblico agnostico ed ateo vede in questo film un riuscito tentativo di descrivere la religione (qualsiasi religione) come una enorme bufala detta il più delle volte a fin di bene, ma pur sempre rimanendo un ammasso di racconti inventati e bugie che ledono il principio di autenticità e verità e che alla lunga non hanno molto (o nulla) di buono da dare all’uomo. Nel film infatti sono presenti scene che ridicolizzano la religione, come la consegna delle tavole dei dieci comandamenti, scritti su dei cartoni della pizza, e in generale viene proposta una visione dell’uomo (o meglio di certi uomini) come una sorta di infanti pronti a credere a qualsiasi cosa gli si proponga, stigmatizzando dunque la ricerca nella religione di una soluzione a qualsiasi problema umano o almeno di una chiave di lettura per ogni vicissitudine dobbiamo affrontare.

Questa è ovviamente la lettura più naturale del film, e credo quella che anche il regista / protagonista volesse comunicare nel realizzare la pellicola. Esistono però a mio avviso anche altri spunti che il film, essendo una realizzazione ben fatta di un’idea brillante, porta a sviluppare in un credente. Intanto, a me il film è piaciuto. Sarò stato condizionato dal fatto di averlo visto insieme a uno dei massimi estimatori mondiali di Gervais, ma l’ho trovato stimolante, divertente, e emozionante. Propone una interpretazione della religione che non condivido, ma questo non è importante, almeno non quanto l’esser stato portato a riflettere e a cercare delle chiavi di lettura nuove e almeno in parte inesplorate di quello in cui credo. Anche nel film, che cerca di mostrare la falsità dell’impianto ideologico di una costruzione religiosa artificiale e strumentale, non si possono non notare alcuni “insegnamenti” sugli effetti della religione nell’uomo: se da una parte infatti viene mostrato come la religione possa essere usata come strumento per alleviare le sofferenze e le paure umane nel breve termine, d’altro canto viene anche onestamente fatto vedere che la religione vissuta in maniera passiva non da un sollievo a lungo termine: la coppia di fidanzati litigiosi, dopo un periodo di pace, ritorna ai problemi di sempre; il ragazzo depresso, dopo aver trovato nella religione nuovi stimoli, si deprime ancora di più; il protagonista, se inizialmente ha creato questa serie di bugie per dare sollievo agli altri, se ne ritrova schiacciato e ne inizia a limitare la proliferazione. L’unico personaggio che dalla religione saprà trarre un reale beneficio, è la donna che lungo tutto il film è condizionata dalle sue stesse convinzioni e troverà proprio nel superamento di una visione deterministica del mondo la chiave per compiere la sua scelta più importante. Insomma, anche da un film che cerca di criticare alla radice il costrutto stesso della religione, si può ricavare un insegnamento molto importante per i credenti: l’unico modo che il fedele ha per avvicinarsi a Dio, è quello di credere in modo critico, senza spegnere mai il lume della ragione nell’affacciarsi all’imperscrutabile.

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