giovedì 22 dicembre 2011

Il presepe vuoto


Mentre preparate il vostro presepe, considerate questo...

Non mettete il ruscello, il laghetto e il pozzo,
se sprecate l'acqua e inquinate il mondo con detersivi e prodotti chimici.

Non mettete il pastore con le pecorelle,
se non avete considerazione dei lavori più umili e delle persone più semplici.

Non mettete la stella cometa,
se quando guardate il cielo non riuscite più a stupirvi. 

Non mettete i Re Magi,
se non avete rispetto per la legge e per l'autorità.

Non mettete la capanna o la grotta,
se non siete pronti a dare accoglienza 
a chi se ne va dalla sua terra per cercare una nuova casa.

Non mettete il bue e l'asinello,
se consumate carne in maniera indiscriminata, 
usufruendo di allevamenti che non rispettano gli animali.

Non mettete San Giuseppe,
se non siete disposti a fare per la vostra famiglia 
i sacrifici che lui ha fatto per la sua.
 
Non mettete Maria,
se non pensate che chi rimane incinta, in ogni condizione,
meriti sempre e comunque il massimo sostegno.

Non mettete Gesù Bambino,
se non siete sempre rispettosi della vita umana, 
e non solo al concepimento e al suo termine naturale.

Lasciatelo vuoto, il vostro presepe, 
se per voi non significa più nulla, 
e se oltre alle statuine non ci mettete dentro 
anche un pezzo di voi stessi.

Tanti Auguri.

domenica 18 dicembre 2011

Per chi ancora pensa al crocifisso nelle classi...

Il pensiero più attuale per descrivere la situazione dei Cristiani ai tempi d'oggi l'ho sentito oggi durante la Messa ed è il seguente:
Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni, dandoci così la vita, ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del nostro cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro.
Questo pensiero dovrebbero rileggerlo coloro che sostengono il Cristianesimo come "religione civile", quelli che continuano a promuovere "leggi cattoliche" piuttosto che leggi giuste, quelli che a furia di mettere i crocifissi nelle classi, hanno dimenticato cosa sia realmente il crocifisso. 

Queste parole così attuali non le ha dette monsignor Tonino Bello o don Andrea Gallo, non sono il frutto di qualche dissidente cattocomunista, ma sono quello che S. Ilario di Poitiers (nella foto), Padre della Chiesa del IV secolo dopo Cristo, scriveva per mettere in guardia i suoi contemporanei dalle lusinghe dell’imperatore Costanzo, figlio di Costantino, l’imperatore che per primo aveva legalizzato la religione cristiana nel 313 d. C. con l’editto di Milano.

Se valeva per i cristiani che da poco erano usciti dalle catacombe e che erano pronti a dare la vita per Cristo, a maggior ragione vale per noi, qui e oggi.

lunedì 5 dicembre 2011

L'euforia e la paura

A caldo (e febbricitante) scrivo una memoria in diretta. Lo dico subito: l'entusiasmo anti-Berlusconi mi fa paura. Voglio dire: in democrazia, la caduta di un governo non scatena entusiasmi, non libera follie. Al più, si dovrebbe riconoscere l'onore all'avversario sconfitto.

Dice: ma Berlusconi non riconosce mai alcun onore agli avversari. Per me, è semplicemente un motivo in più per riconoscerglielo -- per marcare la differenza, anzitutto.

***

Detto questo, la mia inquietudine è di tutt'altra natura: tutto sembra un miscuglio di rabbia stile Hotel Raphael (ma le monetine, una volta tanto, ce le ridessero indietro...) e euforia modello Mondiali 2006 (e dire che quella Nazionale l'avevamo demolita, prima della partenza).

Ma cosa ci aspetta, domani? E poi: un governo tecnico lo accetteremo di buon grado? (Preciso: in astratto, sono contrario ai cosiddetti governi tecnici, perché sono il commissariamento della politica, e quindi della democrazia. Ma in concreto, temo che siano gli unici governi che, forse, possano fare scelte impopolari.) Voglio dire: adesso si vada con Mario Monti, si vada con tecnici o tecnici+politici, ma saremo pronti ad accettare quante cose del tutto impopolari dovrebbero fare? E, all'opposto, non è che, se le cose sconvenienti ce le propone una faccia diversa, allora accettiamo di buon grado anche il peggio?

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Infine, non posso non aprire una critica, e forte, a sinistra. Parlo prima che Tony Blair arrivi a «Ballarò», e dico che, finché non avremo un Blair italiano, non ci saremo rivelati pronti per una democrazia matura. Non basta dire di no: bisogna dettare la linea e avere il coraggio delle proprie azioni. E se Berlusconi non ha mai avuto il coraggio delle azioni dei suoi governi (cito un esempio a caso: il famoso contributo di solidarietà, messo e poi tolto e poi rimesso annacquatissimo, per tacere delle considerazioni sulla patrimoniale), non mi sembra che a sinistra ci sia poi tutto questo coraggio di prendere decisioni impopolari e che scontentano parte del paese.

Il neolaburismo, pur con tutti i suoi difetti, è stato questo: progressismo nei diritti civili, nella scuola e nella sanità, ma pugno duro contro l'emarginazione sociale, una barra a dritta che aveva portato Blair, quando era ministro ombra dell'Interno (una funzione istituzionale, di là dalla Manica), su posizioni di critica forte ai conservatori, rei di avere la manica troppo larga.

***

Ora, con tutto ciò, non voglio dire che le ricette neolaburiste siano perfette per l'Italia, questo no; e non voglio neanche dire che sto dalla parte di Matteo Renzi: non è il mio candidato, e anzi, se devo dire un nome nel PD, dico e dirò Chiamparino, l'unico serio, l'unico che fa parlare i fatti (ma siccome buca poco il video, ha pochissime possibilità).

Quindi, non faccio nomi; ma mi limito a dire che nell'alveo del centrosinistra dovremmo cominciare a proporre un programma vero, ben lontano da quello che è stato nel 2006 (quasi 300 pagine per dire tutto e il contrario di tutto). Un programma progressista, che abbia idee chiare e sappia proporle.

Voglio dire, e qui chiudo: non basta l'entusiasmo. Ci vogliono programmi, idee e una visione complessiva del mondo. Bisogna dettare la linea -- quale che sia, purché sia; e Blair, in campo progressista, in tempi recenti è stato l'ultimo a farlo (con i suoi pregi e con i suoi difetti, ovviamente).

E non credo che il centrosinistra italiano, negli ultimi 17 anni, abbia mai avuto niente del genere. E questo mi fa paura.

(Scritto il 12 novembre 2011 alle ore 22.05)

martedì 22 novembre 2011

Sei gradi di separazione... o cinque!?


Da tempo mi affascina la "teoria dei sei gradi di separazione" ovvero, riprendendo da Wikipedia, quella ipotesi secondo cui qualunque persona può essere collegata a qualunque altra persona attraverso una catena di conoscenze con non più di 5 intermediari. Tale teoria è stata proposta per la prima volta nel 1929 dallo scrittore ungherese Frigyes Karinthy in un racconto breve intitolato Catene.
Quest'idea mi affascina, perchè da una parte mostra come il mondo, quell'orizzonte vasto e inconoscibile nella sua totalità, possa essere in realtà considerato "a portata di mano", e come le risorse a nostra disposizione siano virtualmente infinite; dall'altra perchè è una delle idee prodotte dall'igegno umano che sfuggono ad un giudizio di validità di primo acchitto... Sarà vera o no questa teoria? Difficile dare una valutazione sensata e provata. 

Ci aveva provato, sempre riprendendo da Wikipedia, nel 1967 il sociologo americano Stanley Milgram. Egli trovò un nuovo sistema per testare la teoria, che chiamò "teoria del mondo piccolo". Selezionò casualmente un gruppo di 256 americani del Midwest e chiese loro di mandare un pacchetto a un estraneo che abitava nel Massachusetts, a diverse migliaia di chilometri di distanza. Ognuno di essi conosceva il nome del destinatario, la sua occupazione, e la zona in cui risiedeva, ma non l'indirizzo preciso. Fu quindi chiesto a ciascuno dei partecipanti all'esperimento di mandare il proprio pacchetto a una persona da loro conosciuta, che a loro giudizio avesse il maggior numero di possibilità di conoscere il destinatario finale. Quella persona avrebbe fatto lo stesso, e così via fino a che il pacchetto non venisse personalmente consegnato al destinatario finale. I promotori dello studio si aspettavano che la catena comprendesse perlomeno un centinaio di intermediari, mentre invece, per far arrivare il pacchetto, ci vollero in media solo tra i cinque e i sette passaggi.

Questa fu una prima parziale verifica che la teoria dei sei gradi di separazione potesse essere valida, ma di fatto fino ad oggi mancavano delle verifiche ad ampio spettro della veridicità dell'ipotesi. Fino ad oggi, appunto. 

Ora le notizie sono due: 
  • Facebook, analizzando il grafo di connessioni di amicizia dei suoi 721 milioni di utenti attivi, ha dimostrato su un campione di persone mai così ampio che la teoria è valida, e che anzi nel 99,6% delle coppie possibili di persone bastano solo 5 intermediari, e nel 92% delle coppie possibili ne bastano addirittura
  • Lo studio è stato reso possibile grazie all'uso di state-of-the-art algorithms developed at the Laboratory for Web Algorithmics of the Università degli Studi di Milano. Quindi un successo parzialmente italiano!
L'articolo dove viene presentata questa analisi dei dati presenti su Facebook è disponibile qui.

A questo, una volta dimostrato che io posso entrare in contatto così facilmente con chiunque voglia, ecco cosa rimane da capire:

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