martedì 1 giugno 2010

Washington

Appunti di viaggio  - New York Maggio 2010 - (6)

Ormai tornato da un po’ di tempo a Roma, ripercorro con la mente gli ultimi giorni del densissimo viaggio vissuto negli States, che mi hanno portato, durante il viaggio di ritorno, a far visita per una intera giornata a Washington.

Dopo aver chiacchierato per un’ora con un tassista che per metà del viaggio ha elogiato il rigore del rispetto della legge (here police is not friend, man!) e per la restante metà ha snocciolato tutti i crimini rimasti impuniti della mafia italiana e russa a New York, affronto la partenza da Newark verso Washington, con un volo che viene operato da questo “aereo” con appena un posto per ogni lato (uno a destra, uno a sinistra) e che una volta decollato, sembra un autobus romano nel centro città, cogli ammortizzatori scarichi.

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Si balla per circa un’ora, poi si atterra benedicenti, reggendosi ai braccioli delle poltroncine. Nota per le prossime prenotazioni di viaggi aerei: evitare voli operati con aeromobili tipo DH2.

All’uscita dall’aeroporto, dopo una mezz’ora di pullman e un’altra mezz’ora di metropolitana (ma quanto è distante questo aeroporto dal centro città!), si raggiunge il cuore dell’amministrazione americana: la Casa Bianca, Capitol Hill, il Pentagono. Ovunque, lungo i larghi viali, nelle piazze circondate da alberi, di fronte a edifici che portano immancabilmente il nome del proprietario sui portoni, si muovono persone distinte, nei loro abiti eleganti, con fare impegnato ma senza quella fretta, quell’eccentricità che caratterizzava il movimento frenetico dei Newyorkesi. Qui si percepisce di essere nel centro amministrativo, istituzione, ufficiale degli Stati Uniti. I modi sono leggermente più austeri, le facce dei passanti più serie, i vestiti più sobri.

Si arriva camminando a piedi nei pressi della Casa Bianca, e la visita al Visitor Centre è d’obbligo. Questo grande salone dove si assiepano orde di bambini in gita scolastica è a dire il vero un po’ deludente, ma permette di constatare che nei pannelli dedicati ai grandi alleati stranieri, dell’Italia non v’è cenno…

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Usciti dal Visitor Centre, mi rendo che è possibile avvicinare la Casa Bianca davvero ad un palmo, che di questi tempi potrebbe anche sollevare qualche dubbio di sicurezza…

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Anche Capitol Hill emana un’aria di solennità e di ufficialità,

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interrotta solo per qualche istante da un gruppo di scoiattoli che sembrano proprio non aver paura dei turisti, e le folle vocianti dei ragazzi che stanno festeggiando in questi giorni le graduation!

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Ultima tappa prima di rientrare in aeroporto con destinazione Roma, è doverosamente una visita al Petagon Memorial, costruito per ricordare le numerose vittime durante gli attentati dell11 Settembre. L’atmosfera qui è militare e commovente allo stesso tempo, un mix che raramente mi era capitato di trovare.

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Beh, spero di essere riuscito a rendere con questi sei post sul mio viaggio negli USA l’estrema varietà di questo meraviglioso Paese: di sicuro io ho imparato, anche grazie alle chiacchierate con i cari amici di cui sono stato ospite, che l’America è estremamente varia, eterogenea, e ricca di diversi modi di vita e di diversi posti specializzati per ciascuno. La diversità dall’Europa è proprio, forse, nel fatto che il territorio è al servizio di chi lo vive e non viceversa… E voi che ne pensate?

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