sabato 6 novembre 2010

Questi sono gli Stati Uniti d’America

Questi sono gli Stati Uniti d'America: a Las Vegas il lusso sfrenato e la miseria più totale convivono a distanza di pochi metri l'uno dall'altra. Ebbi la stessa sensazione qualche anno fa vedendo, a ridosso di un centro commerciale scintillante, decine di barboni che si accalcavano intorno ai rifiuti di un Mc Donalds. Anche la nostra Italia purtroppo sta diventando così.

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sabato 16 ottobre 2010

L’imbarbarimento culturale…

Servizi televisi come questo segnano l'imbarbarimento culturale in cui siamo immersi ogni giorno. Cambiamo questo Paese prima che lui cambi definitivamente noi e ci renda idioti telespettatori sempre più inetti e ignoranti anzichè cittadini.

lunedì 23 agosto 2010

Il treno degli arabi

E' un viaggio nel tempo, oltre che nello spazio, quello offerto dal treno regionale che da Reggio Calabria arriva a Catanzaro, sfilando affannosamente lungo la costa jonica grazie alla spinta del suo rumoroso motore diesel.
Risale la Calabria, costeggiando spiagge sabbiose che rimangono semideserte anche nella settimana di ferragosto. A tratti, sembra proprio di godersi la spiaggia, quando i finestrini aperti lasciano entrare il suono ritmico della risacca delle onde e il sole che inonda lo scompartimento si riflette anche sul mare cristallino facendo scomparire per fugaci istanti tutto ciò che si ha intorno.
Si superano i vari paesi, Condofuri, Bova Marina, Brancaleone, Bianco, Ardore, Locri, per poi passare a quelli che, forse per un senso di appartenenza ancora maggiore al loro territorio, hanno anche nel nome il loro mare: Roccella Jonica, Gioiosa Jonica, e altri che si oltrepassano senza fermarsi, come Sant'Andrea Apostolo dello Jonio. Per tutti, un unico layout cittadino: la stazione della ferrovia, punto baricentrale rispetto alla chiesa parrocchiale e all'asse di simmetria della strada statale che divide i residenti "sul mare" da quelli "vicino al mare".
Cittadine erose da sempre dal sole e dallo iodio, e più di recente da una emigrazione feroce che ha visto svuotarsi questi centri delle persone più giovani, che ora vi ritornano, d'estate, per apprezzare la compagnia dei parenti e i bagni nello Jonio sempre limpido e salatissimo. Cittadine erose anche da un costume urbanistico per cui si prepara oggi quello che si finirà di costruire tra decine d'anni, lasciando scheletri di edifici enormi, vuoti, a cielo aperto, pilastri nudi e tondini protesi verso l'alto, per decenni, come un sordo richiamo alle genti che sono partite, a contrastare in maniera netta con il paesaggio selvaggio e aspro, armonioso, bellissimo nei suoi colori che dal verde all'azzurro virano improvvisamente ad ogni sguardo verso il giallo e il nero dei campi arsi dal fuoco.
Il viaggio procede, ma non immaginate i treni a cui probabilmente siete abituati: si tratta di una carrozza singola, la cui locomotrice è parte integrante dell'unico piccolo convoglio. D'inverno, è probabilmente più che sufficiente. D'estate si trasforma in un autobus su rotaia in cui si affollano ordini diversi di passeggeri, che rozzamente si possono suddividere in due categorie: chi parte per tornare a casa per qualche giorno di vacanza, e chi parte invece per raggiungere una spiaggia su cui lavorare. I primi guardano nervosamente l'orologio, vestiti di pantaloncini di buona marca, con voluminosi bagagli al seguito, e ad ogni minuto di ritardo del treno fanno scattare ansiose telefonate a mamme e parenti in attesa, lanciando occhiate cariche di risentimento verso il treno che sottrae minuti preziosi all'agognato ricongiungimento. I secondi, vestiti assai più modestamente, hanno come unico bagaglio degli ampi involti coperti di buste, e parlano scherzosamente tra di loro in una lingua straniera a questi luoghi. Vengono dal Marocco, dalla Libia, dal Pakistan, dal Bangladesh, dalla Turchia e dall'Egitto, e nei loro ampi cartoni involtati in logore buste di plastica hanno le mercanzie che venderanno sulle spiagge joniche, passeggiando sotto il sole per kilometri fino a ritornare da Catanzaro, destinazione di questo viaggio, alla stazione di partenza del nostro trenino, Reggio Calabria. Per loro, il concetto stesso di ritardo ha un significato diverso, etereo, rarefatto. I primi sono singoli, ognuno diretto verso la propria meta familiare o di svago, gli altri invece sono un gruppo reso coeso dalla lontananza da casa, dalla situazione di precarietà, dall'estraneità della lingua, tanto che quando passa il controllore fanno insieme una colletta per raggiungere la cifra richiesta - ma il controllore avrà poi emesso il relativo biglietto?
Ma la cosa che più mi colpisce in questo viaggio attraverso la natura incontaminata, mentre il locomotore allerta gli automobilisti fermi ai passaggi a livello con i suoi barriti da elefante meccanico, sono gli sguardi di due ragazzi che siedono vicino a me. L'uno, appartenente alla prima delle due categorie descritte, guarda di sottecchi l'altro che gli sta di fronte, un extracomunitario probabilmente tunisino o marocchino, lo squadra con un senso di alterità e di distacco, mentre l'altro è concentrato a rassettare una delle buste di plastica che si è lacerata e che non copre più come dovrebbe le cianfrusaglie che di lì a poco proporrà ai bambini sul bagnasciuga. Il primo è robusto, tendente al grasso, e già pregusta le melanzane ripiene che la mamma sta preparando in uno dei paesini jonici dove si concentrano i suoi ricordi d'infanzia. L'altro è magro e non sa ancora cosa mangerà nelle prossime ore, nei prossimi giorni. Eppure, si somigliano più di quanto essi stessi sappiano. Stessa carnagione olivastra, scura, stessa barba ispida e trascurata, stesso taglio degli occhi e del mento, stessa forma della fronte e delle orecchie.
E così, nel confronto silenzioso tra passeggeri italiani e non, capisco che questo è il treno degli arabi, dove quelli di recente immigrazione incontrano i loro fratelli giunti qui qualche secolo prima, dove la storia passata e quella presente e futura del Sud Italia trovano un punto di congiunzione e di contatto, per il breve tempo di uno sferragliare di locomotiva.

venerdì 20 agosto 2010

Come creare un menù a tendina in Excel

Con questo post inizio un'attività che mi ripromettevo di fare da tempo, cioè dare seguito a quella serie di articoli tecnici che avevo iniziato a scrivere sul mio blog tecnico Microsoft, ora dismesso in quanto non ne ho più accesso non lavorando più per BigM. Inizio col riprendere alcuni articoli credo ancora utili proprio da quel blog:

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Spesso mi è stato chiesto come si fa in Excel a creare una cella con menù a tendina, in modo che chi compila il foglio di calcolo sia in qualche modo guidato nello scegliere tra una lista di valori predefiniti. Sebbene sia una cosa molto facile ho deciso quindi di scrivere un piccolo post al riguardo.

Il risultato finale dovrebbe essere ad esempio questo:


L’esempio è stato fatto con Excel 2003 proprio per mostrare come questa funzionalità sia disponibile da tempo, in realtà funziona allo stesso modo sia con Excel 2007 che con Excel 2010 (beta).
Per prima cosa scriviamo la lista di città in una colonna del foglio di calcolo.


Quindi spostiamoci sulla cella dove vogliamo creare il menu a discesa, e selezioniamo la voce “Convalida” (Data Validation) dal menu “Dati” (Data).

Nella finestra “Convalida dati” che si aprirà andiamo a configurare come Tipo di dati consentiti, la voce “Elenco” e selezioniamo l’intervallo di celle dove abbiamo precedentemente inserito la lista dei valori consentiti, come mostrato in figura:


Premiamo quindi su OK ed ecco fatto! Facile, no?

In un prossimo post vi mostrerò come si fa invece a creare dei menu a discesa condizionali… cosa che si rivela anch’essa molto utile!

martedì 1 giugno 2010

Washington

Appunti di viaggio  - New York Maggio 2010 - (6)

Ormai tornato da un po’ di tempo a Roma, ripercorro con la mente gli ultimi giorni del densissimo viaggio vissuto negli States, che mi hanno portato, durante il viaggio di ritorno, a far visita per una intera giornata a Washington.

Dopo aver chiacchierato per un’ora con un tassista che per metà del viaggio ha elogiato il rigore del rispetto della legge (here police is not friend, man!) e per la restante metà ha snocciolato tutti i crimini rimasti impuniti della mafia italiana e russa a New York, affronto la partenza da Newark verso Washington, con un volo che viene operato da questo “aereo” con appena un posto per ogni lato (uno a destra, uno a sinistra) e che una volta decollato, sembra un autobus romano nel centro città, cogli ammortizzatori scarichi.

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Si balla per circa un’ora, poi si atterra benedicenti, reggendosi ai braccioli delle poltroncine. Nota per le prossime prenotazioni di viaggi aerei: evitare voli operati con aeromobili tipo DH2.

All’uscita dall’aeroporto, dopo una mezz’ora di pullman e un’altra mezz’ora di metropolitana (ma quanto è distante questo aeroporto dal centro città!), si raggiunge il cuore dell’amministrazione americana: la Casa Bianca, Capitol Hill, il Pentagono. Ovunque, lungo i larghi viali, nelle piazze circondate da alberi, di fronte a edifici che portano immancabilmente il nome del proprietario sui portoni, si muovono persone distinte, nei loro abiti eleganti, con fare impegnato ma senza quella fretta, quell’eccentricità che caratterizzava il movimento frenetico dei Newyorkesi. Qui si percepisce di essere nel centro amministrativo, istituzione, ufficiale degli Stati Uniti. I modi sono leggermente più austeri, le facce dei passanti più serie, i vestiti più sobri.

Si arriva camminando a piedi nei pressi della Casa Bianca, e la visita al Visitor Centre è d’obbligo. Questo grande salone dove si assiepano orde di bambini in gita scolastica è a dire il vero un po’ deludente, ma permette di constatare che nei pannelli dedicati ai grandi alleati stranieri, dell’Italia non v’è cenno…

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Usciti dal Visitor Centre, mi rendo che è possibile avvicinare la Casa Bianca davvero ad un palmo, che di questi tempi potrebbe anche sollevare qualche dubbio di sicurezza…

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Anche Capitol Hill emana un’aria di solennità e di ufficialità,

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interrotta solo per qualche istante da un gruppo di scoiattoli che sembrano proprio non aver paura dei turisti, e le folle vocianti dei ragazzi che stanno festeggiando in questi giorni le graduation!

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Ultima tappa prima di rientrare in aeroporto con destinazione Roma, è doverosamente una visita al Petagon Memorial, costruito per ricordare le numerose vittime durante gli attentati dell11 Settembre. L’atmosfera qui è militare e commovente allo stesso tempo, un mix che raramente mi era capitato di trovare.

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Beh, spero di essere riuscito a rendere con questi sei post sul mio viaggio negli USA l’estrema varietà di questo meraviglioso Paese: di sicuro io ho imparato, anche grazie alle chiacchierate con i cari amici di cui sono stato ospite, che l’America è estremamente varia, eterogenea, e ricca di diversi modi di vita e di diversi posti specializzati per ciascuno. La diversità dall’Europa è proprio, forse, nel fatto che il territorio è al servizio di chi lo vive e non viceversa… E voi che ne pensate?

martedì 18 maggio 2010

Philadelphia…

Appunti di viaggio  - New York Maggio 2010 - (5)

Il New Jersey permette di vivere una vacanza negli States in modo del tutto particolare: in un ambiente accogliente, sicuro, ordinato, verde, vivibilissimo, con autostrade degne delle migliori capitali europee (e di piu’) e praticamente assenza di traffico, ci si puo’ gustare una passeggiata in bellissimi parchi, una cavalcata nei numerosi e bellissimi maneggi, una partita a minigolf in centri molto curati dove la natura e’ stata resa parte dello spettacolo che viene offerto al cliente, ma si e’ anche allo stesso tempo connessi in modo agevole con New York, di cui gia’ ho parlato, con il Jersey shore, la parte di oceano che lambisce lo Stato, con i bellissimi laghetti presenti nella parte a nord del Paese, che purtroppo non faro’ in tempo ad ammirare quanto avrei voluto, ma anche, da non sottovalutare, con Philadelphia, citta’ che dista meno di un’oretta di macchina, in cui ho avuto la fortuna di poter fare un giretto di una giornata.

La comodissima autostrada che consente di arrivare dalla zona di Princeton a Philadelphia, ne regala una vista mozzafiato, che (quasi) nulla ha da invidiare a quelle piu’ blasonate delle altre citta’ americane. Purtroppo la foto non rende bene l’idea, ma con un po’ di immaginazione… Copy of CIMG4477

La citta’ e’ molto diversa da New York o dalle altre in cui sono stato. Su consiglio di un caro amico, mi dirigo innanzitutto verso il quartiere a sud del centro citta’, dove e’ possibile gustare la famosa  “cheese steak”, una specie di panino con fettina alla piastra e formaggio. Il posto suggeritomi e’ Geno’s Steaks, un vero ritrovo per amanti delle steak, che in questo locale devo ammettere essere particolarmente buone e accattivanti: la carne molto magra, il provolone – pronunciato provoloni – molto gustoso, il servizio rapido ed efficente.

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Gustata la leccornia del posto, mi dirigo verso downtown, alcune peripezie per trovare un parcheggio, ma nulla al confronto di quello che avrei dovuto sopportare a New York! Infatti, mi rendo subito conto che il posto che ho trovato libero si trova proprio nel cuore del centro citta’! Per fortuna i parcometri sono gli stessi (stessa marca tedesca, stesse istruzioni…) di quelli usati a Roma, per un attimo mi sento proprio a casa. Ma questo e’ il panorama che mi aspetta appena voltato l’angolo:

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In particolare mi colpisce molto il grattacielo con la punta cosi’ strana, in questa serie di architetture postmoderne sembra quasi essere una chiesa, invece e’ il one liberty place, sede di una grande compagnia assicurativa, che denota e caratterizza l’intera skyline della citta’. Alla sua base c’e’ un grande centro commerciale con una volta molto particolare, da cui e’ possibile ammirare la sommita’ del grattacielo. Ancora una volta si rimane con il naso all’insu per qualche secondo, ammirati da quanto l’uomo sia stato capace di ergersi in alto, con maestosita’ ed eleganza.

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Piu’ in basso, sul piano strada, ad attirare la mia attenzione sono le voci della gente, il passeggio spedito ma regolare degli uomini d’affari, ma anche, a differenza della Grande Mela, le mamme che spingono le carrozzine, i baristi che occhieggiano stanchi fuori dai loro locali, e alcuni capannelli di multicolori etnie diverse. C’e’ una atmosfera multietnica, frizzante, attiva, ma comunque tranquilla e “safe”. Sopra tutto questo, domina il palazzo comunale (o almeno di quello che ha tutta l’aria di essere un palazzo comunale) abbellito da statue di scultura contemporanea.

CIMG4506 Dopo essermi gustato questa bella passeggiata nel cuore della citta’, non resta che fare un giro sul ponte di Benjamin Franklin per completare l’emozionante tour. Essendo la prima volta che passo su un ponte di ferro di queste dimensioni, l’emozione c’e’ davvero! Mi sento piccolo e mi viene spontaneo ammirare le grandi tenso strutture che sostengono la campata aggrappandola alle alti travi… Anche qui un’opera dell’uomo che lascia stupiti…

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Grazie Philadelphia! Arrivederci!

sabato 15 maggio 2010

Spazio alle immagini

Appunti di viaggio  - New York Maggio 2010 - (4)

Dopo tante parole, che hanno riempito i precedenti post degli appunti di viaggio, lascio spazio ora alle immagini. Spero in questo modo di far trapelare la varieta’ di ambienti, situazioni, panorami, esperienze, che si possono vivere in un posto cosi’ straordinario come l’area tra New York e New Jersey…

Iniziamo dai classici di New York:

la statua di Atlante sulla 5th fa da contraltare alla cattedrale di San Patrick

CIMG4289CIMG4287 Ma la cattedrale si difende egregiamente grazie al clima che si respira al suo interno CIMG4291 CIMG4293

Ma New York non e’ solo grattacieli, persone, e chiese… E’ anche splendidi parchi pubblici:

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Nell’ultima foto si vede il Flatiron building tra le cime degli alberi del parco, questo grattacielo, ora in verita’ alquanto bassino, e’ stato il primo ad essere costruito in New York e quindi ai suoi tempi era il piu’ alto del mondo!

Un’altro posto credo poco conosciuto ma che merita una visita e’ la public library di New York:

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Non so se si riesce a leggere, ma nella prima foto c’e’ scritto “Internet Access”. Ebbene si, la biblioteca dispone di accesso ad internet gratuito. Ma solo se pagate le tasse nello stato di New York. Altrimenti andate nel negozio di computer piu’ vicino!

La cosa lodevole e’ che in questa biblioteca, in una struttura piu’ nuova all’interno del padiglione, moderno, si organizzano corsi di alfabetizzazione informatica per anziani e poveri… Eccoli la’ dentro a studiare come creare un blog! (non sto scherzando)

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Ma ora basta mostrare New York! Anche il New Jersey ha qualcosa da far vedere!

Il tipico paesaggio per andare da casa al “negozio sotto casa”:

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L’alimentari “sotto casa”, simile alle botteghe vineolio da noi…

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Una “casetta di campagna” immersa nel verde (nemmeno la piu’ grande o sontuosa):

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E poi, nel bel mezzo del nulla, si trova la seconda universita’ piu’ prestigiosa degli Stati Uniti:  Princeton!

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Niente male eh!

giovedì 13 maggio 2010

L’incontro con la Mela (Grande e Piccola)

Appunti di viaggio  - New York Maggio 2010 - (3)

Il viaggio dal New Jersey verso la Grande Mela si snoda su un treno che viaggia abbastanza lento, e che da la possibilita’ di far spuntare in testa pensieri di diverso genere, ad esempio: perche’ il controllore ha tenuto con se’ il MIO biglietto e ha lasciato in corrispondenza del mio posto questa striscetta di carta di nessun valore?

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Per fortuna a distrarmi un po’ ci pensano le pubblicita’ presenti sul treno…

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Alla fine si arriva a Penn Station. Si esce dalla stazione e ci si trova davanti NEW YORK! La sensazione di dover guardare all’in su, verso la punta dei grattacieli, all’inizio sembra qualcosa di alieno e anomalo, ma subito dopo ci si inizia a fare l’abitudine…

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In realta’ scrivo questo post dopo aver fatto gia’ un paio di giorni di passeggiate ed aver avuto la fortuna quindi di girare ancora una volta almeno le zone piu’ conosciute di Manhattan: l’impressione e’ come sempre che la vera ricchezza di questa citta’ non siano i grattacieli, i negozi, le strutture, ma le persone, la gente, quelle masse brulicanti che si muovono lungo i marciapiedi, gli afroamericani che attraversano correndo le strade proprio mentre sfrecciano tassisti pakistani strombazzando, gli anziani dai capelli lunghi raccolti a coda che giocano a scacchi nei piccoli parchi comunali,

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i broker con le teste scintillanti ultralaccate che affrettano il passo per andare a prendere un tramezzino, le signore eleganti che portano a spasso cani assai poco eleganti,

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gli ebrei che parlottano di fronte ai loro negozi di diamanti, di giocolieri rasta e hip hop che approfittano di ogni piazza,

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e in generale quella sensazione di contrasto che ne risulta, come di essere al cospetto non di un mondo unitario, ma di un mosaico fatto di tanti pezzetti diversi, giustapposti in modo caotico ma senza mai mescolarsi del tutto l’uno con gli altri.  

E cosi’ puo’ anche capitare che in questa multiforme e stupefacente citta’, dopo un’intera giornata passata tra il palazzo delle Nazioni Unite, Union Square, Columbus Circle, il Crysler Building, Madison Square Park, tutte attrazioni di cui cerchero’ di scrivere, la situazione che colpisca di piu’ sia in realta’ un semplice, geniale, innovativo, studiatissimo, fighissimo negozio: il cubo di vetro della Apple…  La location e’ delle migliori, proprio alla fine della 5th avenue, a fianco di negozi molto piu’ blasonati ed “established” che sembrano guardare di sbieco il nuovo arrivato, un semplice cubo trasparente che rende possibile un accesso moderno e funzionale allo scavo sotterraneo dove si sviluppa il negozio vero e proprio.

CIMG4343CIMG4344 Nella Grande Mela la Piccola Mela la fa’ da padrona, se e’ vero che gli iPad sono tutti esauriti e per averne uno bisogna fare una prenotazione senza nessuna garanzia di quando verra’ evasa… E la gente che si accalca per provarlo (e prenotarlo) ne e’ la dimostrazione.

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Ed in effetti mi sembra sia questo, oggi, il simbolo piu’ calzante di cio’ che New York ha rappresentato negli anni: la novita’ che crea fiducia nel futuro, che apre nuove strade per fare cose nuove, che crea nuove opportunita’… Se sia illusione o realta’ non sono stato in grado di capirlo, e forse, viste da sotto il cubo di vetro della Apple per un attimo mi e’ sembrato che Illusione e Realta’ non siano poi cosi’ diverse…

:-)

mercoledì 12 maggio 2010

Nel Garden State

Appunti di viaggio  - New York Maggio 2010 - (2)

Pochi minuti dopo esser salito nella macchina dell’amico che e’ venuto a prendermi, mi rendo conto di essere in una parte degli Stati Uniti molto diversa da quella che conosco.

Essendo sempre stato solo in grandi citta’ (New York, Boston, Chicago, Seattle), non sono abituato allo spettacolo strano e affascinante che mi viene proposto dal Ney Jersey, il “Garden State”: le grandi autostrade a sei corsie, gli svincoli in cui nemmeno il navigatore sembra poter essere sufficientemente chiaro, se non ci si aggiunge un po’ di esperienza, i centri commerciali sparsi praticamente ovunque, le strade secondarie che distendono la loro scia di asfalto nero in un mare di verde, fatto di prati, di alberi, di appezzamenti di terreno curati, di ruscelli pacifici e di case bellissime, le family houses, ville a due piani fatte di legno e circondate da giardini molto curati.

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Gli animali sono molto presenti, scoiattoli, uccelli, cavalli, e cosi’, procedendo il viaggio verso casa, capita anche di imbattersi in un daino morto lungo la strada, su cui i corvi stanno iniziando il loro banchetto.

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In questo Stato le citta’ sono state abbandanate gradualmente e lasciate praticamente solo ai poveri e agli emarginati. Le persone della middle e della upper class vivono fuori dai centri urbani, in comprensori (communities) di case a due piani, per lo piu’ monofamiliari, che variano come dimensioni dai 3000 ai 5000 e piu’ square feet (dai 300 ai 500 metri quadri) senza contare il basement (il sotterraneo in cui inevitabilmente i teenager costruiranno il loro regno).

CIMG4194I comprensori piu’ “established” hanno giardini piu’ curati, mentre quelli piu’ nuovi sono abbastanza spogli, ma i proprietari ci tengono a sistemare il tutto al meglio prima possibile, il che lascia dedurre quanto l’aspetto esteriore della casa sia un biglietto da visita importante per i vicini e gli amici.

La macchina e’ necessaria per qualsiasi spostamento, e viste le dimensioni delle case, forse potrebbe risultare utile anche per andare dal salone alle camere da letto! Il concetto di “vicino” deve essere riformulato, visto che il negozio “sotto casa” dista circa 15 minuti di macchina e una ventina di miglia a dire poco (circa 30 km). Appena arrivati al mall piu’ vicino, si rimane stupiti dalla specializzazione dei negozi: quelli arrivati sino a noi in Italia, come Blockbuster per i film e McDonald per la ristorazione, sono solo una minima parte di quanto e’ presente qui, a tal punto che non si fa fatica a trovare un intero megastore che vende solo liquori, o frutta decorata!

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E nel rigidissimo stato dove e’ reato avere in macchina una bottiglia di birra aperta, non e’ raro trovare una allegra famiglia che compra un paio di casse da 72 lattine di birra per l’uso quotidiano (da trasportare fino a casa rigorosamente chiuse e nel portabagagli).

Ma se questa piccola parte del New Jersey mi ha emozionato, cosa succedera’ durante la mia gita a New York?

domenica 9 maggio 2010

L’arrivo nel Nuovo Mondo

Appunti di viaggio  - New York Maggio 2010 - (1)

La casa e’ immersa nel silenzio, sono le 7 di mattina. Mi trovo nel New Jersey, non distante da New Jork, e sono ospite di una carissima famiglia di amici di vecchia data, conosciuti sin dai tempi dell’universita’. Ripercorro mentalmente le due giornate vissute finora di questo meraviglioso viaggio…

A Fiumicino, arrivo nel terminal dedicato ai voli “a rischio” e, dopo le pratiche di accettazione, mi trovo di fronte alla solita disomogenea fila che si forma di fronte ai metal detector per i controlli di sicurezza. Ma vengo avvisato da una gentile poliziotta che, se voglio, posso sottopormi al controllo mediante il “body scanner”. Incuriosito, nell’arco di pochi secondi vengo professionalmente fatto transitare per un corridorio parallelo, e attraverso a braccia alzate il passaggio all’interno della macchina (una sorta di fratello maggiore degli accessi a porte semoventi che si usano per entrare in banca). Quasi non mi accorgo dei sensori che rapidamente effettuano la scansione. Guardiamo il risultato insieme all’addetto alla sicurezza: a parte la zona delle ascelle (un po’ sudata?) e’ tutto a posto, e cosi’ nell’arco di mezzo minuto ho saltato praticamente tutta la fila. Ora mi chiedo: sono io che ho la faccia da body scanner, o gli altri avevano rifiutato la nuova tecnologia? La cosa piu’ divertente e’, pero’, che dopo tanta tecnologia, chi ha superato i controlli viene stipato in un piccolo autobus per raggiungere i gate veri e propri, in quanto il terminal 5 si trova in una zona distaccata dello scalo e per raggiungere i gate c’e’ un bel di strada da fare. Nel tragitto diamo anche un passaggio a un paio di addetti alle pulizie e a qualche hostess… Forse sono io un po’ paranoico, ma non mi sembra il massimo della sicurezza mischiare in questo modo il personale viaggiante, i passeggeri e degli impiegati di terra che vorrei sapere quanto siano sottoposti a controlli di sicurezza nell’arco della loro giornata lavorativa.

Comunque il viaggio trascorre in tutta tranquillita’. Dopo 6 bicchieri d’acqua, due succhi d’arancia (la birra costa 6 dollari), un pranzo accettabile, uno snack abbondante, un paio di cioccolatini, due film divertenti, qualche pagina della guida di New York, qualche altra pagina dell’ultimo fantasy di Martin, un po’ di chiacchiere con il mio vicino di posto, un ragazzo che da Torino va a Boston passando per Roma e New York, e soprattutto dopo tre caffe’ lunghi, per cercare di non dormire durante il volo in modo da assorbire meglio il fuso orario, si arriva a destinazione.

Ai controlli di sicurezza momento di tensione: trasporto alcuni oggettini di un certo “valore affettivo” (principalmente cibo e suppellettili di arredamento) che sto portando agli amici, e che non so se scrivere o meno nella dichiarazione doganale che bisogna compilare. Alla fine opto per una soluzione salomonica: dichiaro un valore inferiore ai cento dollari, stima plausibile, e specifico che tra gli oggetti c’e’ anche del cibo in “sealed bags” ovvero in scatole sigillate, come mi era stato consigliato di fare. Al controllo doganale vengo fatto deviare su una corsia specifica per il controllo alimentare. La tensione sale. La valigia passa tramite vari sensori, scanner, e mi trovo costretto a rispondere a un paio di domande in piu’  da parte di un energumeno niente affatto amichevole. Mi accompagnano verso una sala separata. La tensione sale ancora. Avro’ violato qualche legge federale a mia insaputa? Quando la sala in cui sto entrando si rivela essere solo un’anticamera con porte scorrevoli verso l’uscita dell’areoporto, tiro un sospiro di sollievo.

Sono arrivato in America!

Dopo un periodo di pausa

Dopo alcuni mesi di inattivita’, ho deciso di riprendere ad aggiornare questo mio blog personale, sfruttando il fatto che ho da poco lasciato il mio precedente incarico lavorativo e sono in attesa di iniziarne uno nuovo (sono, come dicono qui negli States, in-between jobs, una espressione spesso usata da persone che hanno perso il posto di lavoro senza averne ancora trovato un altro, ma nel mio caso vi posso garantire, per fortuna, che salvo catastrofi non e’ cosi’!!!). Si, mi trovo negli States per un viaggio di un paio di settimane, ospite di alcuni cari amici nel New Jersey, non distante da New York, e dunque questi primi post saranno una sorta di “diario di viaggio” di quello che sto vivendo in questi giorni.

Stay tuned!

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