martedì 17 aprile 2007

Sandra Milo e l'eutanasia


Ieri sera è andato in onda nella trasmissione "Le iene" un video di Sandra Milo che mi ha colpito. Sandra Milo la conosciamo tutti, personaggio multiforme, grande attrice del nostro cinema italiano ma anche persona disposta a qualunque cosa per apparire in video, almeno in un certo periodo della sua carriera. Ora, a settanta anni e virgola, come ha detto ieri sera, riprende nella intervista delle Iene un tema che davvero la ha segnata quello dell'eutanasia, che lei è stata costratta ad assistere nel caso della madre ben quarant'anni fa. L'intervista vale la pena di essere vista con attenzione, perchè è un pezzo di televisione come non se ne vedevano da tempo. La maestria della Milo è notevole nel far trasparire (forse a tratti anche un po' troppo) i suoi sentimenti. Ad un certo punto dice una cosa che mi ha colpito molto: Non lo chiederei mai ai miei figli perchè so il dolore immenso che ho provato nel farlo a mia madre.

Questo è il sentimento che ogni persona dovrebbe considerare nel discutere e legiferare sull'eutanasia. Un incrocio di dolori si mescolano, quello di chi se ne vuole andare, quello di chi deve restare.


lunedì 16 aprile 2007

Un film scorretto


Qualche giorno fa sono stato al cinema a vedere un film, "In memoria di me" di Saverio Costanzo.

Il film racconta la storia dei primi giorni di seminario (noviziato) di un giovane, e le emozioni, le esperienze, i rapporti umani e disumani vissuti all'interno di quelle mura.

Il film ha il merito di mostrare un mondo spesso oscuro ai più e di portare l'attenzione su un percorso di discernimento interiore e personale che oggi la nostra società sembra trascurare.

Tuttavia, l'atmosfera che si respira è tetra, angosciante, dal primo all'ultimo fotogramma. E allora mi sono chiesto, visto che il film è tratto da un libro (Lacrime impure), come mai quell'ambiente fosse descritto in modo così pesante. Ho fatto una piccola analisi e ne sono usciti dei dati interessanti:

1) Il libro è la riedizione, col solo titolo cambiato, di una storia di omosessualità all'interno di un noviziato gesuita. Il libro originale (Il gesuita perfetto) è del 1961! Prima del concilio vaticano II! Allora come mai nel film il protagonista usa il portatile (tecnologia che non c'era nel 1961!?) E' un anacronismo da dilettanti, un elemento che vuole attualizzare la scena, ma che compie così una scorrettezza formale e sostanziale, in quanto il libro descrive un ambiente di 50 anni or sono, il film sembra proprio invece descrivere un ambiente dei giorni nostri!!!

2) Mentre il libro ha come protagonista il sentimento (morboso!? ossessivo!? non mi sembra corretto giudicare) di un seminarista, per un compagno gravemente malato, questo nel film non compare se non in minima parte, e tutto transita invece attraverso gli occhi di un altro seminarista che osserva la vicenda mentre, all'inizio del percorso di formazione, è alle prese con un suo personale discernimento.

Insomma... un film scorretto, che forse vuole sfruttare alcune delle polemiche attuali stato-chiesa per mettere sulla scena l'ennesima parodia degli ambienti religiosi come luoghi dove non si può essere se stessi e dove la menzogna, l'invidia, l'egoismo la fanno da padroni.

Forse, nel giro di 50 anni, qualcosa è cambiato, ma dal film non sembra.

domenica 15 aprile 2007

La Giustizia umana e la Pasqua di Cristo

Mi ha colpito molto che proprio in questa prima settimana dopo la Pasqua, che per i Cristiani rappresenta un unico lungo giorno di Pasqua in cui si fa memoria delle apparizioni di Cristo Risorto ai discepoli e alle donne sue amiche, in America viene giustiziato un condannato a morte il cui Q.I. era stimato tra 65 e 74. Le persone con Q.I. minore di 70 in america sono riconosciute inferme di mente e non possono essere condannate a morte. Ma evidentemente, nella settimana di Pasqua doveva esserci qualcosa di concreto che ci ricordasse da vicino la Passione e la Resurrezione di Cristo.
Quest'uomo, come riporta Repubblica.it, ai testimoni che si trovavano al di là del vetro divisorio, tra i quali il suo patrigno, ha detto: "Non sapevo che ci fosse qualcuno", e poi "Heilà!, salve, come va?" pochi istanti prima di morire a causa del veleno... Ma per la giustizia americana, non era abbastanza infermo di mente da evitare la condanna a morte.
Possiamo paragonarlo a uno dei due ladroni che muoiono insieme a Gesù, e uno dei quali, quello che riconosce la grazia divina, è di fatto il primo Uomo a entrare nel Paradiso riscattato dalla discesa agli inferi di Gesù.
Forse, il cuore malato di quell'uomo giustiziato pochi giorni fa, troverà la stessa misercordia del ladrone nel buttarsi nel grande sguardo d'amore di Dio.

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